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Passione TV (il cinema nel piccolo schermo) – 53 – I Topi

antonioalbaneseitopilocandinaI Topi: la criminalità organizzata messa alla berlina con leggerezza e acume

Sebastiano è un mafioso latitante che ha costretto tutta la sua famiglia (moglie, due figli e due zii), a vivere in una sorta di villetta bunker nel nord Italia, ricca di passaggi segreti e cunicoli dove si nasconde per la maggior parte del tempo. Ad affiancarlo anche l’amico di sempre, U Stuorto, che lo aiuta a compiere alcune missioni nel mondo esterno.

Lontano dall’epica, dalla violenza e dall’intensità di toni e contenuti tipici di molti prodotti che hanno fotografato il mondo della criminalità organizzata, da Romanzo Criminale, passando per Gomorra o Suburra, questa serie targata Rai e ideata dalla mente geniale di Antonio Albanese, protagonista e mattatore assoluto del suo prodotto, assume un punto di vista diverso, ponendosi sulla strada maestra dell’ironia e della satira, mettendo alla berlina il mondo preso in esame, fatto di codici assurdi e ridicoli, in cui ogni rappresentante dello stesso mondo ha dei soprannomi e dei nomignoli grotteschi, senza considerare la metafora che sta alla base dell’intero prodotto e che gli fa anche da titolo: per la maggior parte dei casi si tratta di veri e propri “topi”, costretti a vivere nell’ombra, nascosti in fogne anguste, così come quelle che si trovano al di sotto dell’appartamento di Sebastiano.

itopi1Partendo da questo presupposto Albanese imbastisce una vera e propria sit-com che ci farà sorridere per tutto il tempo, riuscendo magicamente al tempo stesso a farci riflettere sulla condizione in realtà tragica che ci viene raccontata. Il tutto grazie ad un cast decisamente in parte su cui svettano Lorenza Indovina nei panni della moglie Betta e Nicola Riganese in quelli del migliore amico U Stuorto, oltre ovviamente ad Albanese stesso, maschera perfetta nell’incarnare questo boss decaduto alle prese non solo con la latitanza, ma anche con una serie di problematiche decisamente esilaranti: le relazioni amorose della figlia, nonché la sua voglia di emancipazione; le fisse sul veganesimo e sulla cucina alternativa del figlio Benni; il vizio di scommettere della zia Vincenza e l’impossibilità di uscire fuori dal cunicolo che ha arredato come una vera e propria casa dello zio Vincenzo, per il quale qualsiasi persona, cosa o situazione è “di merda”.

itopi2Composta da due stagioni di sei episodi ciascuna, recuperabili su RaiPlay e andate in onda su Rai Tre, I Topi ci presenta un quadro familiare un po’ sui generis, regalandoci delle gag irresistibili (vedere tutti gli assurdi passaggi segreti in casa e i travestimenti assunti per uscire in “missione” o per andare a trovare la tomba della madre a cui chiede consiglio Sebastiano quando si trova in grande difficoltà), ma anche l’opportunità di riflettere sul mondo della criminalità partendo da una prospettiva decisamente diversa a quella a cui siamo abituati.

Grazie a dei dialoghi decisamente irresistibili, su cui svettano quelli in cui tramite dei messaggi in codice i vari criminali si orientano all’interno degli intricatissimi cunicoli per andare in un posto piuttosto che in un altro (“al solito momento, in fondo alla salita, vicino alla discesa”, è uno di questi ed è quello che crea una marea di equivoci, regalando dei momenti altamente divertenti), questa serie tv affronta con intelligenza, sarcasmo e grande senso ironico, un tema decisamente pregnante nel nostro Paese, e non solo, riuscendo ad intrattenere con leggerezza e profondo acume al tempo stesso.

Miglior Episodio 1×06 – Finalmente il Mare

itopifinalmenteilmareNonostante stiamo parlando di criminali e latitanti, Albanese con questa serie riesce a farci entrare in alcuni momenti in empatia con i personaggi da lui raccontati, regalandoci addirittura dei momenti a tratti poetici, come quello che vede protagonista lo zio Vincenzo (interpretato da Tony Sperandeo), alla fine della prima stagione, quando dopo una lunga fuga dal loro nascondiglio, a causa di un blitz della polizia all’interno della loro villa, riescono finalmente, in seguito a varie peripezie (che vedono coinvolto anche un poliziotto foggiano che riconosce U Stuorto come suo amico d’infanzia), raggiungere il tanto agognato mare, luogo a lui precluso da anni a causa della sua latitanza.

Con un pizzico di action, seppur rocambolesca, misto alla solita ironia (agli stessi poliziotti impiegati nel blitz ne capiteranno delle belle, fino ad arrivare a perdersi nell’immensità dei cunicoli sotterranei), questo episodio di accompagna in questa fuga senza sosta, al termine della quale lo zio Vincenzo esprimerà il suo solito parere anche alla vista del mare, mentre Sebastiano e U Stuorto, in disparte, lo osservano lasciandoci col dubbio su quale sarà la loro sorte ora che non hanno più un posto dove nascondersi.

ALESSANDRA CAVISI

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