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Passione TV (il cinema nel piccolo schermo) – 27 – Happyish

PrintHappyish: la “terra promessa” in tutta la sua cinica e inconsistente essenza

Prodotto Showtime ingiustamente cancellato già dopo la sua prima stagione per i suoi bassi ascolti, molto probabilmente perché fin troppo sofisticato e pungente per un pubblico non preparato a questo genere di prodotti, Happyish è una comedy estremamente cinica e ficcante che racconta del cosiddetto sogno americano, fumoso e spesso inconsistente e della fantomatica terra promessa, fatta di sogni illusori e di desideri effimeri.
Una ricerca della felicità che quindi prova a scansare questi sentieri precostituiti è la “missione” dei protagonisti dello show: un pubblicitario quarantenne perennemente insoddisfatto e sua moglie, una pittrice che cerca di destreggiarsi tra il lavoro di mamma e le sue aspirazioni di donna.

Lui è Thomas Payne, lei è Lee Payne e con loro ci sono i colleghi di lavoro e gli amici di sbornie e fumate. Tutti insieme raccontano una società in cui l’apparenza supera l’essenza e in cui i follower su Twitter o gli amici su Facebook hanno una valenza vitale, per non parlare del possesso di beni di consumo imprescindibili, quali possono essere l’auto di lusso o i vestiti griffati.

Con riferimenti filosofici di non poco conto, sciorinati in maniera raffinata con grande leggerezza e ironia e con degli inserti grotteschi costituiti da visioni surreali che il protagonista spesso ha durante le sue “epifanie” (visioni spesso cartoonesche), Happyish è proprio un viaggio verso una felicità concreta, compiuta da quest’uomo circondato dalla fugacità e dalla precarietà dei sentimenti e dei rapporti interpersonali, spesso fittizi e opportunistici e solo raramente autentici e non utilitaristici.

Pur non volendo cedere all’imperante virata social del suo lavoro e della vita stessa, Thomas si trova costretto a “modernizzarsi” per stare al passo con i giovani svedesi che acquisiscono la società in cui lavora e che impongono un ritmo e una consistenza tutta loro alle campagne pubblicitarie portate avanti dall’azienda. Ma in questo processo, appunto, lo vediamo annaspare nell’incertezza e rendersi conto di quanto siano ridicole molte delle regole che ormai imperano nella nostra esistenza.

Il tutto, ovviamente, raccontato con la giusta dose di amarezza, ma con grande ironia e sarcasmo, elementi ben diluiti in dieci HappyishThomepisodi della durata di mezz’ora ciascuno che ci lasciano sempre con un sorriso stampato sul volto, ma al tempo stesso con una tristezza di fondo per la consapevolezza di quanto appena visto.

Non manca, ovviamente, il politicamente scorretto, con frecciatine più o meno esplicite a fenomeni e personaggi della nostra società, tra i quali il terrorismo dell’ISIS, Steve Jobs, il mondo hollywoodiano e non solo.

In ogni apertura di episodio, inoltre, sui titoli di testa, compaiono spesso degli illustri personaggi, come se facessero parte del cast, che ovviamente non ci sono (anche perché la maggior parte ormai morti), ma che in qualche modo anticipano alcuni sottotesti e alcune considerazioni che scaturiranno dagli episodi (tra questi Albert Camus, Samuel Beckett, Charles Bukowski, Gesù Cristo, Mosè, Stalin e molti altri).

Piccola curiosità: il primo pilot fu girato con Philip Seymour Hoffman come protagonista, poi a causa della sua prematura scomparsa, si è rigirato l’episodio con Steve Coogan nei panni di Thomas, scelta comunque felice perché quest’ultimo è riuscito davvero a dare il giusto spessore a quest’uomo perennemente in conflitto con se stesso e con la realtà che lo circonda.

Miglior episodio 1×06 – Episode 6

HAPPYISHPiù incentrato su Lee (interpretata magnificamente da Kathryn Hahn) che su Thom, l’episodio si concentra principalmente su una giornata che la donna trascorre con la sua migliore amica al centro commerciale, cercando di non pensare eccessivamente a tutto quello che viene narrato nel telefilm, e cioè questa insistente ricerca della felicità, e vivendosi il momento tra bevute, shopping e chiacchiere tra donne. Ma alla fine, come in ogni episodio, la realtà delle cose viene spiaccicata in faccia alla protagonista tramite una visione metaforica che riporta tutti con i piedi per terra. Questa volta ad essere messa sotto la lente d’ingrandimento è l’insoddisfazione cronica di Lee che, alla fine, si ritrova con Mosè in una “terra promessa” fatta di sabbia, quindi praticamente inconsistente. Consapevolezza che viene di rimando trasmessa allo spettatore che si ritrova non solo a sorridere per la sagacità  delle battute e dei dialoghi, ma anche per la consistenza delle riflessioni di fondo trasmesse dall’episodio e, di rimando, dalla serie in toto.

ALESSANDRA CAVISI

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