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Passione TV (il cinema nel piccolo schermo) – 25 – Fringe

FringeFringe: Misteri, universi paralleli, fantascienza e grandi sentimenti

Trasmesso dal 2008 al 2013 dalla rete americana FOX e composto da cinque stagioni, Fringe è stato uno dei pochi serial televisivi in grado di coniugare in maniera appassionante e quasi sempre soddisfacente la componente crime e autoconclusiva di molti episodi con quella più mitologica, restituendo allo spettatore un prodotto dalla trama orizzontale avvincente e spesso emozionante, con un grado di affezione ai personaggi principali che solo poche serie sono riuscite a raggiungere nel corso degli anni.

Poco importa, allora, se bisogna pazientare per un po’ di episodi a partire dalla prima stagione per cominciare ad assaporare queste caratteristiche, così come poco importa che la quarta stagione sia risultata una leggera caduta di stile, portando ad una sorta di “reset” che è stata la comunque apprezzabile quinta stagione.

Ma dopo X-Files, forse nessun telefilm ha portato la fantascienza sul piccolo schermo con un senso della narrazione così ampio e con una molteplicità di aspetti suggestivi tra i quali spiccano su tutti un comparto sonoro stupefacente (del resto in questo caso si parla di Michael Giacchino, già compositore per Lost, nonché premio Oscar per la colonna sonora di Up) e un cast che ha saputo regalare momenti di commozione altissima soprattutto grazie all’immenso John Noble nei panni di uno dei personaggi principali, il dr. Walter Bishop.

Attorno alle stramberie e alla forte personalità di questo protagonista ruotano principalmente le storie di tutti gli altri personaggi, tra i quali i principali sono l’agente dell’FBI Olivia Dunham (splendidamente interpretata da Anna Torv), incaricata di indagare sul primo dei casi “particolari” che danno vita alla divisione Fringe che si andrà ad occupare di casi in cui il sovrannaturale la fa da padrone; il figlio di Bishop, Peter (sorprendentemente e intensamente interpretato da Joshua Jackson che finalmente si toglie di dosso i panni di Peacy di Dawson’s Creek), dotato di un quoziente intellettivo sopra la media e di una capacità di sapersela cavare in qualsiasi tipo di situazione; il capo della divisione Fringe, l’agente speciale Phillip Broyles (impersonato da Lance Reddick, già misterioso protagonista di Lost); Astrid Fransworth, assistente di laboratorio di Walter (con lei si svilupperà un rapporto tenerissimo e al tempo stesso molto ironico, basato sul suo nome sempre storpiato dallo scienziato) e Nina Sharp, enigmatico capo reggente della Massive Dynamics, multinazionale che in privato si occupa degli stessi casi della divisione, fondata dallo scienziato William Bell, vecchio collaboratore di Walter, intrappolato in non si sa quale dimensione (ad interpretarlo, non a caso, c’è il grande Leonard Nimoy). Ovviamente loro non saranno gli unici ad alternarsi sullo schermo, con una serie di personaggi ricorrenti che entreranno comunque a far parte in maniera, più o meno attiva, della storia.

Storia che comincia con un caso indecifrabile che porta i tre perni della narrazione (Olivia, Walter e Peter) a riunirsi e a concorrere per la risoluzione di quello FringeOliviache sembra essere un vero e proprio schema di attacchi terroristici e non solo. Un aereo atterra a Boston e tutti i passeggeri a bordo sono morti. Per indagare al meglio sulla questione viene richiesta la presenza del dr. Bishop che, però, è ricoverato in un istituto psichiatrico da diciassette anni. L’unico che potrebbe firmare per farlo uscire è proprio suo figlio Peter che si trova in Iraq e che vive di espedienti e di truffe, nonostante la sua estrema intelligenza. Sarà Olivia, ovviamente, ad andare a “recuperarlo”.

Nel corso degli episodi e delle stagioni, ovviamente, scopriremo che il legame tra questi tre personaggi ha radici nel passato e che tra padre e figlio ci sono dei segreti nascosti che hanno una valenza e una portata monumentale. E, infatti, oltre alla parte più “action” dei vari casi, a far “innamorare” lo spettatore della serie saranno i rapporti interpersonali che si verranno a creare e poi a cementificare tra questi tre personaggi. Senza considerare il grande impatto che, da un certo punto in poi, gli autori hanno saputo trasmettere allo spettatore facendo ricorso all’esistenza di un universo parallelo in cui agiscono e vivono i protagonisti stessi, diversi nei loro ruoli e nelle loro esistenze in seguito al non verificarsi di un fatto fondamentale che, invece, si è verificato nell’universo “principale” raccontato sin dall’inizio della serie.

FringeWalterParlare di Lost, insomma, non è casuale, proprio perché tra gli ideatori di questa serie c’è il re Mida J.J. Abrams (ora nelle sale con Star Wars VII: Il Risveglio Della Forza), già autore del cult di cui sopra e poi regista di molti successi cinematografici in cui il mistero, l’azione e la fantascienza la fanno da padrone.

Altro carattere distintivo di questa serie che, nel bene e nel male, è rimasta tra i prodotti che non possono mancare nelle visioni dei veri appassionati di serie tv, sono i vari casi trattati dalla divisione speciale Fringe (da cui il titolo della serie), ogni volta sempre più allucinanti, elaborati e stupefacenti e gli immancabili easter egg, in questo caso rappresentati dagli Osservatori, personaggi misteriosissimi e spesso inquietanti, uomini calvi vestiti tutti allo stesso modo, che fanno la loro comparsa in ciascun episodio e che dimostrano di non avere alcuna emozione nelle rare interazioni che hanno con i protagonisti. Scovarli all’interno di ciascun episodio è stato uno dei parecchi motivi di interesse nei confronti del telefilm. Oltre agli Osservatori, però, bisogna citare anche i vari glifi, delle figure particolari che compaiono in alcuni fotogrammi nelle varie scene di raccordo e che raffigurano foglie, mele, animali vari, mani, volti. Questi segni rappresentano dei codici nascosti che servono in qualche modo a decifrare i vari enigmi degli episodi stessi.

Ma la natura singolare e unica di questa serie la si evince a partire dalla sigla stessa, in cui diversi terminiFringePeter scientifici e fantascientifici fioccano sullo schermo (materia oscura, intelligenza artificiale, teletrasporto e non solo), con una serie di cellule che vanno a comporre una mano a sei dita. La stessa sigla, così come i protagonisti, nel corso della serie, ha avuto delle varianti che si sono adattate al contenuto dei vari episodi: la variante anni ’80; quella rossa per indicare l’universo parallelo, a differenza di quella blu classica; quella sia rossa che blu, per aprire gli episodi ambientati in entrambe le realtà; quella ambra della quarta stagione, che univa i due universi in uno solo e molte altre.

Per concludere, tralasciando la già citata deriva che la serie ha preso a partire dalla quarta stagione, si può tranquillamente asserire che Fringe, “figliastro” diretto di Lost, è un prodotto che difficilmente si può dimenticare e che, soprattutto per quanto riguarda le prime tre stagioni, va rivisto e riassaporato per rivivere sempre più appieno le sue due fantastiche nature: quella fantascientifica e quella emozionale.

Miglior episodio 2×16 – Peter

Dal momento che il cardine di Fringe è sicuramente il segreto che sta nel rapporto padre-figlio molto difficile e particolare tra Walter e Peter, segreto che ha portato lo scienziato ad essere FringeEpisodioPeterinternato nell’ospedale psichiatrico in cui lo vediamo per la prima volta, in seguito ad un terribile incidente all’interno del suo laboratorio, questo episodio, che prende ad esame il passato di Peter e la sua reale natura, non può che essere annoverato tra i migliori della serie.

Ambientato nel 1985, da cui la sigla modificata sia dal punto di vista della grafica che della musica, con un preciso rimando a quella decade, l’episodio è un lungo flashback che costituisce il racconto che Walter sta facendo ad Olivia per rivelarle la storia del figlio.

Figlio più volte nel corso della serie declamato dagli Osservatori come di importanza capitale per l’intero genere umano, cosa che aumenta esponenzialmente la curiosità circa il suo passato. Scopriremo in questo modo molte cose che riguardano lo scostante Peter e molte altre cose che riguardano tutti gli altri personaggi, a partire da Walter stesso, senza tralasciare Nina Sharp, che rivedremo nel passato accanto allo scienziato e che in un evento particolare perderà il suo braccio, cosa che giustificherà quello metallico con cui la vediamo nel presente.

Un altro motivo di apprezzamento dell’episodio è il primo vero approcciarsi con l’universo parallelo, tramite una sorta di finestra costruita da Walter, in grado di avvicinarlo sempre di più al se stesso, ma soprattutto al Peter, alternativi…

ALESSANDRA CAVISI

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