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Non Solo Star: Woody Allen

BastaCheFunzioniLOCANDINAIn una rubrica dedicata agli artisti della settima arte che non sono solo delle star o dei “personaggi di moda” e di passaggio, non potevamo non occuparci di Woody Allen, da quasi cinquant’anni sulla cresta dell’onda, infaticabile produttore di opere che puntualmente attirano nelle sale tutti i suoi estimatori e gli appassionati del suo genere di cinema. I capolavori più importanti di Woody Allen appartengono indubbiamente agli anni precedenti il 2000 (basti citare Manhattan, Io e Annie e Zelig su tutti), ma anche negli ultimi quindici anni, seppur con qualche caduta di stile, ha saputo stupirci, continuando a sfornare opere degne di nota, come quella di cui ci occupiamo col nostro nuovo capitolo di Non Solo Star: Basta Che Funzioni.

Non è un caso che abbiamo scelto proprio questo film, dal momento che è basato su una sceneggiatura che Allen aveva lasciato nel cassetto già dagli anni ’70, tanto che l’ironia che la permea è proprio la stessa che si respirava nelle pellicole di quel periodo. Il protagonista, tipico personaggio alleniano (per la maggior parte delle volte portato sullo schermo dal regista stesso), si chiama Boris Yellnikoff, uomo dotato di un’intelligenza sopraffina, quasi vincitore di un premio Nobel, pessimista e cinico fino all’inverosimile, separato da una moglie sofisticata e cervellotica, con un tentato suicidio alle spalle. A cambiare la sua esistenza ci sarà la giovane e svampita Melody, una ragazza poco colta e dalle maniere non molto raffinate, trasferitasi a New York dal sud degli Stati Uniti.

Dopo il “quartetto europeo” formato da Match Point, Scoop, Sogni E Delitti e Vicky Christina Barcelona, questo film segna il ritorno di Allen nella sua amatissima New York, facendoci respirare la stessa aria che abbiamo respirato con i suoi film più importanti e tornando ad una sorta di quotidianità cinematografica che ci restituisce un autore nel pieno della sua forma artistica che riassume magistralmente molti dei temi a lui cari, tra i quali la religione, il male di vivere, la misantropia, il funzionamento dei rapporti interpersonali, il pessimismo e la fatalità negli avvenimenti della vita.

Ad impersonare il protagonista chiama il perfetto Larry David che risulta un ottimo “sostituto” e non ci fa rimpiangere la sua assenza davanti alla macchina da presa; a fargli da contraltare poi c’è l’ottima Evan Rachel Wood, in grado di rendere egregiamente tutta la semplicità di questa ragazza ingenua e un po’ naïve, che però insegnerà molto all’esperto di fisica quantistica. Con la sua solita ironia pungente, Allen ci fa riflettere con un sorriso stampato sul volto sui perbenismi della nostra società, sulla fede spesso mal riposta in Dio e sull’autoreferenzialità del ceto borghese. Il tutto condito da alcune gag irresistibili e da una sceneggiatura impareggiabile, ricca di dialoghi inarrestabili, tipici del suo cinema migliore, vero e proprio marchio di fabbrica alleniano. E raccontando di un incontro “romantico” e della combinazione di due personalità completamente opposte e differenti, Allen stempera il suo cinismo e come sempre regala un barlume di speranza su una personale e non sempre illusoria ricerca di una propria felicità e stabilità.

Il tutto, come sempre, raccontato in maniera molto sofisticata, a cominciare dalla colonna sonora contrassegnata da musica jazz e classica, proseguendo col ribaltamento dei soliti cliché cinematografici, utilizzati in maniera intelligente e mai banale. In questo modo, quindi, Basta Che Funzioni, entra di diritto tra i migliori film di Allen, rimanendo nel cuore dei più profondi conoscitori del suo cinema inimitabile e irripetibile.

RITRATTO DELL’ATTORE WoodyAllen

Una filmografia sterminata, una fama che ormai lo precede, solo pochi flop all’attivo e una mente brillante e creativa. Questi sono i segni distintivi di Woody Allen, che ogni anno arriva puntuale col suo nuovo film, imprescindibile a priori.

Oltre ad aver recitato nella maggior parte delle sue pellicole, ha prestato il suo volto anche ad altri registi come Clive Donner in Ciao Pussycat, Herbert Ross in Provaci Ancora, Sam, Martin Ritt ne Il Prestanome, Jean-Luc Godard in King Lear, Alfonso Arau in Ho Solo Fatto a Pezzi Mia Moglie e John Turturro in Gigolò Per Caso.

Ha contribuito a lanciare attrici del calibro di Diane Keaton e Mia Farrow, entrambe sue compagne anche nella vita, e ha diretto attori importanti come Meryl Streep, Michael Caine, Max von Sydow, Dianne Wiest, Gina Rowlands, Gene Hackman, Martin Landau, Hugh Grant, Anjelica Huston, John Malkovich, Edward Norton, Robin Williams, Leonardo Di Caprio, Sean Penn, la sua ultima musa ispiratrice Scarlett Johansson e moltissimi altri.

Oltre ai film succitati, ha diretto perle della settima arte come La Rosa Purpurea Del Cairo, Crimini E Misfatti, Ombre E Nebbia, Harry A Pezzi, Blue Jasmine, Midnight In Paris e si potrebbe continuare a lungo.

Con il sesso e la morte come “chiodi fissi” ha appassionato milioni di spettatori, deludendo solo in rare occasioni e regalando massime indimenticabili.

ALESSANDRA CAVISI

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