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Non solo star: Roberto Benigni

johnnystecchinolocandinaPrima del successo mondiale ottenuto con La Vita È Bella, che gli è valso il premio Oscar, prima delle declamazioni dantesche in tv e a teatro, prima dell’“impegno” politico, c’è stato un Roberto Benigni più clownesco, più fisico, meno intenso se vogliamo, ma più “tangibile”, un Benigni che ci ha fatto poco sognare, ma molto ridere e, seppur con semplicità e studiata superficialità, riflettere, in maniera poco seria, ma comunque ficcante. È di questo Benigni che vogliamo parlare in questo articolo e in particolare del Benigni, indimenticabile e indimenticato, di Johnny Stecchino, un film che ha segnato la sua carriera negli anni ’90 e che non ci si stanca mai di guardare, a qualsiasi età, che si tratti di passaggi in tv o altro. Perché nel suo essere ingenuo, caratteristica non solo dell’opera, ma del suo protagonista, riesce ad abbracciare ed appassionare diverse generazioni, cosa che non lo rende sicuramente un capolavoro, ma riesce ad intenerire il giudizio nei suoi confronti.

Per chi non lo sapesse, la storia è questa: Dante fa l’autista di scuolabus per i ragazzi disabili ed ha uno spirito buono ed alquanto naïf. Johnny Stecchino è un boss della malavita che si è pentito e che si nasconde dai mafiosi che vogliono farlo fuori. Maria è la moglie di quest’ultimo che, dopo essersi imbattuta casualmente in Dante, avendone notato la totale e sorprendente somiglianza fisica con il marito, attua un piano decisamente malefico: decide di trasformare Dante in Johnny e di esporlo alla mercè dei suoi nemici che lo vogliono morto, di modo tale che il marito possa finalmente tornare ad essere libero.

La somiglianza fisica tra due persone è spesso alla base di una serie di commedie degli equivoci, genere al quale Johnny Stecchino può tranquillamente essere ascritto. Se vogliamo è anche un espediente abusato e quindi difficilmente gestibile in maniera originale. Ma in questo caso lo spirito clownesco di Benigni di cui sopra e la capacità di intenerire con l’ingenuità fanciullesca di Dante, riescono a conquistarci immediatamente e l’affezione che si prova per quest’opera è pari a quella che proviamo per i cult della nostra infanzia e adolescenza. Se ci aggiungiamo che, seppur in forma lieve, ci troviamo di fronte anche ad una sorta di parodia dei gangster movie alla siciliana e ad una neanche troppo velata critica-denuncia (sempre in forma comica) del mondo mafioso e dei suoi codici, fraintesi e mai riconsciuti da Dante, allora non possiamo che concordare sul fatto che Johnny Stecchino, a conti fatti, può essere considerata un’opera decisamente godibile nei suoi vari aspetti. Non è da tralasciare, inoltre, soprattutto quando si parla di commedie, l’importanza dei comprimari e in questo caso rimane indimenticabile anche la figura dello “zio” di Maria, in realtà avvocato di Johnny e complice del loro piano, interpretato da Paolo Bonacelli.

Come per ogni cult che si rispetti, infine, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad alcune battute che sono rimaste nell’immaginario collettivo come il “santa Cleopatra” di Maria (ovviamente interpretata, se ci fosse bisogno di sottolinearlo, dall’immancabile Nicoletta Braschi) o il “non me somijia pe’ niente” di Johnny nei confronti di Dante.

Insomma, concludendo, Johnny Stecchino è uno di quei film per i quali non è possibile non provare due sentimenti ben definiti: affetto e nostalgia.

RITRATTO DELL’ATTORE

robertobenigniUna carriera sterminata, una crescita che, pur non tralsciando un’ironia di fondo sempre presente, si è attestata su una sorta di serietà che si fa amare o odiare a seconda degli spettatori. Benigni è un artista che ha fatto della semplicità la sua carta vincente e che ha saputo trasformarsi anche in base al passare del tempo, sia suo, che della società circostante. C’è chi, insomma, preferisce il Benigni goliardico, quello dei film con il compianto Massimo Troisi o delle marachelle televisive (tra baci, palpatine a uomini e donne e via dicendo) e chi il Benigni impegnato, quello delle letture dantesche e dei discorsi politici. Fatto sta che da più di quarant’anni continua a portare avanti la sua arte, in maniera sempre diversa, adesso anche più centellinata, ma comunque pregnante.

Non c’è più il Benigni irruento e fisico di una volta, c’è quello posato e meditabondo. Non c’è più il Benigni strenuo attore e regista cinematografico, c’è piuttosto quello “letterato” e teatrale. La sua carriera, infatti, è talmente lunga, che difficilmente si riesce ad identificare uno dei due Benigni quando si pensa alla sua figura. Ricordiamo più il Benigni di Non Ci Resta Che Piangere o quello de La Vita È Bella o, ancora, quello de I Dieci Comandamenti?

Quello che è certo è che stiamo parlando di un artista che ha lavorato con e per i migliori, tra i quali il già citato Troisi, Luigi Zampa, Bernardo Bertolucci, Sergio Citti, Federico Fellini e anche Jim Jarmusch e Woody Allen. E non dimentichiamo che ha anche una carriera musicale importante: sue le note canzoni L’Inno Del Corpo Sciolto e Quanto T’Ho Amato.

ALESSANDRA CAVISI

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