Non Solo Star: Brie Larson

unicornstorelocandinaKit sin da piccola ha una smodata passione per l’arte. Quando si rende conto che questa non può diventare la sua fonte di sostentamento, torna a vivere con i suoi e si lascia andare ad una totale apatia, fino a quando, guardando la pubblicità di un’agenzia interinale in tv e iscrivendosi alla stessa, non riesce a trovare lavoro come stagista in un’azienda. Un bel giorno, però, riceve uno strano invito che la porta in una specie di negozio in cui un uomo molto particolare le promette di consegnarle un unicorno se sarà in grado di portare a termine determinati compiti assegnatole.

Interpretato con grande passione e intensità e girato dalla stessa protagonista, Unicorn Store intavola una riflessione sull’anima dell’artista spesso ancorata a un infantilismo che cozza con la realtà portando a grandi sofferenze. Raccontato con toni dimessi e delicati, il percorso di Kit è un percorso amaro e sofferto verso una vera e propria crescita, consistente nell’abbandono di un passato rassicurante e indefinito, come quello che si vive nell’infanzia tra la protezione dei propri genitori e la non conoscenza di quanto la vita ci presenta una volta diventati adulti.

Percorso che rimane ambiguamente in bilico tra oggettività e suggestione, tra visionarietà e realtà, tra dramma e leggera ironia, tra stravagante ed equilibrato senza mai prendere una vera e propria strada maestra e traballando per quasi tutta la sua durata, fino ad arrivare ad un finale molto commovente, per il punto di svolta che rappresenta nella vita della protagonista, fino ad allora impegnata nella unicornstore1spasmodica attesa di poter adottare un unicorno, simbolo dei suoi desideri infantili, ma al tempo stesso di una felicità inconsistente e irreale, a differenza di quella che dovrebbe cominciare a costruirsi tassello dopo tassello, a partire dalla costruzione di rapporto interpersonali che sappiano portarla per mano verso l’età adulta, in cui da troppo tempo è entrata senza però rendersene conto, o volerlo fare.

Da qui il rapporto molto romantico e delicato che si viene a creare tra la ragazza e il commesso di un negozio di ferramenta in cui la stessa si reca per cominciare a costruire un rifugio al fantomatico unicorno, che ovviamente risulta essere metafora di tutt’altro, di un rifugio nel passato da dover abbandonare per cominciare ad assaporare realmente il presente, costi quel che costi.

Trailer del film:

RITRATTO DELL’ATTRICE

'Captain Marvel' Film Premiere, Arrivals, El Capitan Theatre, Los Angeles, USA - 04 Mar 2019Rifiutata in passato per la parte di protagonista dell’opera, in seguito al successo ottenuto con Room, per il quale è stata premiata col premio Oscar, è stata richiamata non solo come interprete, ma anche come regista del film.

Unicorn Store, quindi, è il suo esordio dietro la macchina da presa e, anche se non si tratta di un film notevole o memorabile, ci trasmette una sensibilità non indifferente e un’attenzione ai personaggi molto particolare.

Di tutt’altra pasta, invece, l’altro film che le ha dato una notorietà planetaria, il supereroistico Captain Marvel, dove ha recitato accanto a Samuel L. Jackson, protagonista anche di questo suo film nei panni del negoziante misterioso e sbrilluccicante che le promette il chimerico unicorno.

Solitamente al centro di film molto particolari come Il Favoloso Mondo di Greenberg, Scott Pilgrim Vs. The World o The Spectacular Now, è stata diretta da registi come Edgar Wright, Joe Swanberg, Noah Baumnbach e Judd Apatow.

Accanto a lei, in molte delle opere da questi ultimi diretti, attori come Ben Stiller, Greta Gerwig, Michael Cera e Jonah Hill, interpreti solitamente al centro di commedie di un certo tipo, poco mainstream e molto indie.

ALESSANDRA CAVISI

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