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Recensione: U PAPUN - Fiori Innocenti PDF Stampa Email
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RECENSIONE: U PAPUN - FIORI INNOCENTI
(
2011 – Just Play Music / Volume! Records / Protosound Polyproject)

Per comprendere a pieno da dove provenga il sound dei U'Papun bisognerebbe recarsi a Bari, all'angolo tra Corso Vittorio Emanuele II e Corso Cavour, fermarsi al semaforo dal lato di Piazza 4 Novembre nell'ora di punta del traffico di una domenica primaverile soleggiata e compiere velocemente un giro su se stessi di 360 gradi guardando tutto, architetture moderne-orientali-liberty-romaniche, paesaggi, gente, vetture e poi chiudere gli occhi di colpo... mentre la testa gira, il melting pot di immagini, suoni e frastuoni che si confondono e si sovrappongono al buio dietro le retine, corrisponde al carattere musicale del gruppo, un mix mediterraneo e metropolitano, colto e popolare al contempo.

La più grande scommessa nel realizzare il primo album dev'essere stata di riuscire a restituire la “focosità” che i ragazzi della band hanno dal vivo, dove si scatena tutta la loro maleducazione intellettuale, musicale e teatrale, coinvolgendo il pubblico, che loro chiamano affettuosamente “stronzi”, in un'orgia di balli e “zompi”, risate e grida, praticamente una festa tipica pugliese.

Devo dire che ci sono riusciti al 90 per cento: mancano solo la fisicità del sestetto e la performance (che dal vivo è coadiuvata dal mimo e teatrante Francesco Tatone). Credo che abbiano anche tentato di inserirle nel cd, ma non devono esserci riusciti perché già soltanto Alfredo, il cantante-autore, da solo pesa più di 800 mega. Ed è proprio il peso intellettuale dei testi Alfredo Colella, il collante della musica di U'Papun, attorno al quale gli abilissimi Gigi Lorusso (chitarre elettriche), Enrico Elia (tastiere), Cristiano Valente (batteria), Mario Orlandi (basso) e Davide Caselli (chitarre acustiche), imbastiscono un crossover all'italiana, con al centro il folk che non è un fine ma un mezzo per contaminare di vivacità tradizionale un rock da stadio.

Nelle liriche e negli arrangiamenti è fortissima la propensione teatrale, caratteristica quest'ultima che è un comune denominatore con altre bands pugliesi, in primis Caparezza (featuring nel brano L'Appapparenza), CFF, Quarta Parete, Camillo Re, I Compagni Di Merenghe, Il Paziente Zero, Skapcrrat, ecc... Se tutti provenissero da Seattle, la stampa oserebbe parlare di “scena”.

Le influenze balcaniche, andaluse, celtiche si compattano in solide strutture rock a volte seriose altre più smart e funky. I brani del disco ci portano in giro e ci prendono in giro: Alfredo è un cavallo pazzo mai domo che scalpita in alcuni testi al fulmicotone (Maledettissimi Soldi), altri densi di ironia e satira (Uomo Qualunque), sparando a zero su tutti (Fiori Innocenti) senza mai essere banale, ma distinguendosi sempre per la proprietà di linguaggio notevole anche quando si esprime in vernacolo (Le Nebbie) lo fa con amara consapevolezza e pungente malinconia, per poi prendersela in compagnia del suo degno compare Michele Salvemini, con tutte le leggi dello showbiz e dell'attuale mercato musicale che impongono canoni stilistici più effimeri ed estetici che contenutistici.

Nel titolo dell'album, Fiori Innocenti, io ci trovo una profonda analogia con altri “Fiori” di un certo poeta maledetto: bohemiens e scapigliati d'Italia siete allertati!

Non si può considerare questo disco solo musicalmente senza immaginare un coinvolgimento di piazza con U'Papun sul palco a ballare col sorriso ed una lacrima all'occhio, con un bicchiere di vino finito ed un altro che ti aspetta, per un paio d'ore con loro che suonano senza interruzione e senza cali di prestazione ed alla fine del concerto liberarsi in coro (prego pensare una grassa parolaccia) con un ultimo grido liberatorio di tutto il peso della monotonia della quotidianità che ci portiamo dietro.

Una Band ed un disco da rovesciare senza pietà sulle platee da Primo Maggio.

BEPPE MASSARA

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Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Aprile 2011 13:34