
| Recensione: LA FONDERIE |
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Già da questa potente e irriverente opening track Cosa Guardi In TV, si intuisce chiaramente lo spirito eclettico, giustamente incazzato e allo stesso tempo amaramente ironico di questo gruppo. L’argomento, la TV italiana, è sempre di vitale importanza e di grande richiamo e i La Fonderie lo trattano davvero in maniera intelligente e decisa in questa canzone, che ha tutte le caratteristiche del singolo di successo. Prosegue l’ascolto con Falafell, canzone caratterizzata da un bell groove di basso sulle strofe, che in alcuni fill accenna anche una certa vena funkeggiante, quasi in contrasto con il comparto chitarristico, molto acido e ruvido, che però riesce a dar luogo ad un mix in realtà ben riuscito. Il gruppo propone un sound più classico e brit pop con Esseri Umani, in cui spicca anche la vena ironica del gruppo nei tanti controcanti creativi e simpatici che contraddistinguono il pezzo. Il ritornello di questo brano è senz’altro molto orecchiabile ma forse un po’ troppo sentito per convincere a pieno. Molto bello, invece, il bridge strumentale, con protagonista sempre l’ottimo basso elettrico. Con Dimenticar L’Aria si cambia totalmente aria! Si abbandona il suono potente e corposo dei primi pezzi e si passa ad un sound più etereo e soffuso con chitarre di Gilmouriana memoria e un groove di basso sempre molto articolato e piacevole. Probabilmente questo è uno dei pezzi più completi e convincenti di tutto il lavoro. Visto che i La Fonderie non vogliono proprio farsi mancare niente, in questa loro personale Babele decidono di non disdegnare neanche groove tipicamente funky/disco anni '70 alternati a riff chiaramente rock, nel brano successivo, Giorni Da Vendere, molto ballabile e allo stesso tempo molto rock e ben spinto nei momenti giusti. Probabilmente questo pezzo conferma l’ottima vena creativa in fase di arrangiamento di questo gruppo, che sembra davvero molto portato a sperimentare, senza timore, qualsiasi accostamento di genere e di sound. Ulteriore conferma di quanto appena detto è Ipnopolizia, aggressiva e graffiante canzone che ha un vago e strano sentore di sigla televisiva ma che poi ci sorprende scagliandoci in atmosfere eteree e sospese da rock psichedelico anni '70, per poi riportarci ancora con un potente scream nell’acre e pungente tessuto sonoro della canzone. Schizofrenia pura. Tutto Il Tempo Che Mi Dai è una traccia che, a primo impatto, può sembrare distensiva e di relax, probabilmente melodicamente è così ma, a livello ritmico, i La Fonderie non rischiano mai di rilassarsi e quindi si lasciano andare ad interessanti stop and go e controtempi tra basso e batteria che fanno da ottimo sottofondo a questa intensa canzone con tanto di fraseggio finale di saxofono. Altro mix tra psichedelia e rock acido e violento è Come Scivola Un Vestito, un perfetto alternarsi di atmosfere, infarcito da ottimi break e bridge per una track lunga ma che tiene sempre viva l’attenzione dell’ascoltatore: vera e propria punta di diamante dell’album. Autostrade è un pezzo un po’ troppo cantilenante, quasi una filastrocca, pieno comunque di ottimi spunti ma forse meno convincente e poco maturo rispetto al resto dell’album. Sul finire di questo Downtown Babele non manca la love track con tanto di arpeggio con chorus a palla sulle chitarre: stiamo parlando di Intanto Passa La Notte, pezzo che non delude per nulla anche se è incredibilmente lineare rispetto a quanto abbiamo sentito fin’ora, quasi come se i nostri abbiano voluto concedersi una pausa, un po’ di relax dai loro evidenti e fenomenali disturbi bipolari-compositivi. In fondo al tunnel c’è Gigante, la classica ending track che ti aspetti solo da un gruppo fuori dall’ordinario come i La Fonderie. Strofa suadente e trascinante, ritornello quasi dance molto ballabile. Downtown Babele è un album di straordinaria e pregiata fattura: il fatto che sia stato registrato “live” nello studio dei La Fonderie, non può che stupirci e rendere ulteriore onore a questa alternative rock band dal sound poliedrico. Assolutamente magnifica la prova della sezione ritmica, infatti, grazie ai groove entusiasmanti, originali e trascinanti di basso e batteria, ogni traccia dell’album scorre con facilità e non stanca mai l’ascoltatore. Ottimi anche i riff chitarristici che, alternando convincenti arpeggi psichedelici e d’atmosfera a pesanti muri sonori distorti, palesano la cifra stilistica e la chiara lucida e splendida follia compositiva di questa band. Molto bene, infine, anche il comparto melodico vocale: pur non spiccando in maniera netta, la voce è sempre perfetta e ben inserita nell’arrangiamento, anche ricca di pathos nei momenti giusti e ben incazzata in altri momenti. Downtown Babele è un album completo, maturo, ben suonato e soprattutto con un’anima vera e sincera. Attraverso le undici tracce traspare la grande passione e il gran talento dei componenti de La Fonderie. Un ascolto che vi consigliamo vivamente. GABRIELE CARUOLO |
| Ultimo aggiornamento Domenica 17 Aprile 2011 22:38 |


























