
| Recensione: MAUVE - The Night All The Crickets Died |
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Senza togliere nulla all'ottimo lavoro di produzione, Steve Albini avrebbe fatto meraviglie con questo disco. E già vi ho dato un paio di coordinate per inquadrare questi nove pezzi, che vi riporteranno indietro alle tanto amate (almeno per me... e se per voi non è lo stesso, lasciatemelo dire, vi siete persi parecchio) atmosfere e sonorità di certo rumoroso underground statunitense a cavallo tra i Nineties e il nuovo millennio. Un lavoro scuro, tagliente, ricco di tensione, che pesca a piene mani dall'eredità lasciataci da nomi quali Blonde Redhead, Sonic Youth (di questi, addirittura il loro lato più "orecchiabile"), Low (specie quelli più "movimentati"), spruzzi di shoegaze, e che non dimentica le lezioni di quell'eterogeneo e sorprendete baraccone che fu il post-rock. The Night All The Crickets Died (Face Like A Frog Records), secondo LP dei Mauve, si muove con naturalezza tra fosche delicatezze sonore e grevi quanto urticanti esplosioni degne di un gruppo post-core, non uscendo mai però dalla forma-canzone. L'accoppiata Ahab / Ludovico rappresenta probabilmente i momenti più emozionanti di questo lavoro, con l'incedere di nervosi e le soniche sfuriate, che non starebbero male in un disco dei Jesus Lizard. Summer Shade, invece, rievoca quelle dinamiche da sospensione-caduta, rese celebri dai leggendari Slint, seguita dalla spettrale e ammaliante Decay e dalla vampirizzazione dei Trail Of Dead di Grasshopper In Your Hands. Un disco con pochissime sbavature (Hangover, ad esempio, è un po' stantia) e che, pur maneggiando una materia così a rischio di lungaggini e divagazioni, riesce a mantenersi sempre centrato sul focus e a suonare schietto e diretto. Chapeau.
FRANCESCO CAPUTO |
| Ultimo aggiornamento Domenica 10 Aprile 2011 11:00 |







RECENSIONE: MAUVE - The Night All The Crickets Died

















