
| RECENSIONE: YUT - s/t |
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Salta subito all’orecchio, già dai primi minuti, l’eclettico e schizofrenico genere di questa band: una miscela stranamente inarmonica di new wave britannica, elettronica e un decadente pop italiano, il tutto infarcito da un tessuto sonoro a tratti quasi post rock. Dopo l’intro, Leviatano, in chiaro riferimento all’opera del celebre filosofo politico T.Hobbes, si entra subito nel vivo con RUV, dove le formula sonora degli Yut si palesa chiaramente. Si segnalano anche interessanti spunti di arrangiamento con break e rallentamenti davvero molto ingegnosi. In Zion troviamo una batteria “molto dance”, che fa da contraltare al suono plettrato e ruvido del basso, il quale tesse groove particolarmente rock; essenziale il lavoro chitarristico ma sempre molto ben pensato ed inserito nel contesto sonoro. A fare da protagonista è sempre e comunque il suono dei synth, che sottolineano la chiara vena elettronica del gruppo. L’album scorre senza grosse sorprese, passando per L’Incredibile, senza aggiungere nulla di nuovo fino ad arrivare alla più intima Nudo, una traccia interamente strumentalmente: senz’altro un buon pezzo, con ottimi pad elettronici a sorreggere un bel groove di batteria, arricchito da un basso lineare ed efficace; il tutto fa da solida base a piccoli e semplici fraseggi di chitarra e tastiera. La nota dolente degli Yut è, sin dall’inizio dell’album, il cantato: senza dubbio singolare e originale ma che a lungo andare stanca facilmente, poiché si mantiene quasi sempre sulle stesse note basse, smettendo di risultare originale dopo poco tempo, a differenza di quanto era sembrato a primo impatto. Più che un cantato, si può definire un vero e proprio parlato, tendenzialmente altezzoso e forse fin troppo impostato. Dopo Nudo troviamo Il Cattivo: ancora un altro brano che sembra copia carbone di quanto abbiamo già sentito, salvo per l’ottimo outro, in cui la batteria spezza un po’ il tempo e ci accompagna in un finale un po’ più movimentato del resto del brano. E sul finire dell’album arriva Sciamenna, forse il brano un po’ più rock e meno elettro degli altri: intendiamoci i synth sono sempre al centro dell’arrangiamento ma il tono del pezzo è molto più rock classico, quasi vecchio stampo rispetto a quanto sentito prima, tanto da poterci forse azzardare a definire questo brano come lo sfogo punk rock degli Yut. Allo stesso tempo, però, questo penultimo brano si profila come il più complesso a livello di arrangiamento, presentando un ottimo bridge infarcito di stop & go che danno ancora più spinta e sottolineano l’estrema validità di tutto il lavoro strumentale svolto dalla band. Bello anche il finale violento e molto acido. Per concludere e chiudere il disco, giunge la nona traccia, Luminoso E Nero, probabilmente una vera e propria dichiarazione di intenti degli Yut, un ossimoro che estrinseca davvero bene il significato profondo della loro musica. Davvero eccezionale in questo brano il lavoro di tutti gli strumenti, la batteria è presente con uno splendido tempo sincopato a marcia sul rullante e il basso, seppur in maniera semplice ed essenziale, accompagna bene questo groove, mentre la chitarra si lascia andare, assieme ai synth, a splendide aperture melodiche che piacciono e sorprendono per la loro efficacia. Purtroppo la voce rimane anonima, come per tutto il resto dell’album, anzi alla nona traccia ha davvero stufato e preferiremmo di tutto cuore non sentirla. Probabilmente gli ultimi due brani del disco ci guadagnerebbero tantissimo se fossero solo strumentali. Gli YUT sono davvero un’ottima band, sono originali e creativi e hanno un’ottima capacità di arrangiamento; strumentalmente convincono a pieno sotto tutti i fronti, ottima la sezione ritmica con una batteria davvero molto eclettica e un basso che dà sempre molta spinta ai pezzi. Synth e chitarra si intrecciano sapientemente, lasciandosi spesso andare a belle ed intelligenti aperture melodiche e peccato solo per il comparto canoro, la cui tecnica di cantato è più adatta per una seconda voce. Il registro melodico vocale, per poter conquistare, dovrebbe variegarsi maggiormente, anziché restare sempre sulla stessa linea, diventando rovinosamente monotona. Per il resto, come esordio, questo YUT è estremamente positivo e pieno di ottimi spunti.
GABRIELE CARUOLO |
| Ultimo aggiornamento Domenica 03 Aprile 2011 14:15 |


























