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Recensione: BAROQUE – Rocq PDF Stampa Email
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L’etimo della parola barocco deriva dal portoghese barrocco, ovvero “perla scaramazza, non levigata, grezza”. La cultura barocca ebbe un forte impatto nel mondo musicale del XVII e XVIII secolo, per la prima volta al mondo la musica non seguiva più le regole, anzi, le disprezzava, le dileggiava, era una musica asimmetrica che stupiva, meravigliava e sconvolgeva gli ascoltatori. Chiamare il proprio gruppo Baroque ha, dunque, già un significato molto forte e deciso, quasi un manifesto culturale, quasi un palesare il proprio intento artistico e creativo.

Quanto, questi quattro ragazzi di Torino, hanno traslato il barocco nella nostra epoca? In un’era musicale dove tutto è già stato sperimentato, inciso e registrato, come si può ancora stupire, spiazzare e sorprendere l’ascoltatore? I Baroque ci provano con il loro album, Rocq.

Opening track del lavoro è Cardiopasto, brano che mette in chiaro il sound folle, ingegnoso, eclettico di questa band. Bridge in controtempo, struttura del brano molto originale, quasi prog, un arrangiamento davvero eccezionale, vario e ricco in tutti i suoi aspetti. Procedendo nell’ascolto, si passa per due brani di grande spessore La Festa Dell’Alloro e Karatechismo, pur nella semplicità tecnica dei riff, a colpire è sempre lo straordinario lavoro di gruppo per creare una struttura sonora davvero unica ed originale. Semplicemente divine le linee melodiche intessute dalla voce in Karatechismo, la dimostrazione di come si possa cantare senza strafare, in maniera intelligente, piacevole e incisiva.

Mio Fratello Si Droga è un brano davvero sorprendente, che unisce il punk classico anni '70 al prog dello stesso periodo: atmosfere soffuse con organetto e ritmica martellante punk di batteria, una canzone che scoppia in momenti di vera rabbia sottolineati da un testo che ha del vissuto, del vero e del poetico e si palesa in una critica contro la società italiana.

Ichtus e Gli Avvoltoi Hanno Fame, sono due tracce da leggersi in un’unica concept track in puro stile prog rock: anche se i due brani messi assieme hanno un minutaggio non proprio da concept, è evidente la volontà del gruppo di creare una liaison musicale tra queste canzoni. Intento splendidamente riuscito, tanto è vero che le due tracce assieme sfiorano la perfezione, soprattutto all’inizio de Gli Avvoltoi Hanno Fame. In evidenza l’ottimo lavoro del piano e della chitarra che creano un’atmosfera rock di grande qualità, fatta di fraseggi e parti melodiche che si intrecciano in maniera originale e creativa. Molto bello il riff plettrato della chitarra che crea un intenso pathos sul finire del brano.

Scherzo No.2 In Mi Min è un chiaro omaggio al blues americano, ovviamente cantato in lingua inglese; è un brano scanzonato e di buona fattura con un ottimo bridge strumentale dove le chitarre fanno un lavoro particolarmente ben strutturato e d’effetto che va a rompere anche il sound blues che caratterizza la canzone. Altrettanto ingegnoso è l’outro strumentale, dove si coglie anche un ottimo groove di basso. Ed il basso elettrico plettrato rimane protagonista nella traccia successiva L’antipatico, con un walk groove portante molto efficace e vario, che ci accompagna per tutta la canzone. Ormai cosa scontata e ripetitiva da scrivere ma è d’obbligo sottolineare il bridge-outro assolutamente geniale, dove tra gli stop & go della band, si ode il chiacchiericcio di una folla nel bar con tanto di applausi finti sul finale.

E, per finire, un’ultima traccia cantata in inglese e in italiano, Soup De La Maison: brano che conferma quanto già detto finora ed in particolare la chiara vena prog di questo gruppo che mai come in questo brano appare chiaramente omaggiare il genio creativo degli storici Queen.

Rocq è un album completo in tutti i sensi, non ha mai un passaggio a vuoto, è arrangiato in maniera impeccabile e incredibilmente originale dall’inizio alla fine, ed anche i contenuti testuali sono di grandissimo spessore, vera poesia. Insomma i Baroque sono davvero “barocchi” nel senso pieno del termine: originali, creativi, asimmetrici, fuori dai canoni e a tratti schizofrenici.

L’ensemble torinese sfoggia un prog rock che si intreccia alle volte con il punk rock più raffinato, altre volte con il blues e che non disdegna di incorporare una certa vena folk palesata da un cantato molto narrativo. Basso e batteria compiono perfettamente il loro lavoro creando ritmiche semplici ma molto varie, di grande rilievo, inoltre, il lavoro di tastiere e chitarra che sfoggiano una costruzione melodica ancora una volta puramente barocca. È un gruppo capace di innovare, dando la dimostrazione che creare qualcosa di nuovo è possibile anche oggi, nel 2011, e che la musica ha ancora molti territori inesplorati e bisogna soltanto essere abbastanza audaci da avventurarsi per queste lande sconosciute, che attendono di essere scoperte.

GABRIELE CARUOLO

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Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Aprile 2011 13:28