il circo non fa bene ai bambini
Sito Antirazzista
Home icon Home»Musica»Recensione: MOSEEK – Tableau
Recensione: MOSEEK – Tableau PDF Stampa Email
AddThis Social Bookmark Button

alt

Una realtà che merita di essere conosciuta come minimo in Italia (sua patria d'origine) ma anche all'estero (dato il respiro internazionale della proposta) quella dei Moseek.

Il pubblico dei palchi rock di Puglia avrà avuto modo di apprezzarne le doti durante l'edizione 2010 dell'Arè Rock Festival, al Donky Club di Barletta, nel quale il trio romano ha conquistato il pubblico per l'intensità della voce della cantante e per il sound potente e massiccio del resto della band.

Più leggera, rispetto ai live, la “versione registrata” dei brani, che compone la prima fatica sulla lunga distanza, questo Tableau che andiamo a recensire (dopo aver già parlato – i nostri lettori se ne ricorderanno – del Tableau EP, pubblicato proprio all'epoca del festival di cui sopra, durante il quale abbiamo incontrato ed intervistato l'intero gruppo. Per tutto questo materiale rimandiamo all'archivio delle Interviste e di I Think Consiglia, nella sezione Magazine del nostro sito).

Tableau, il disco, non fa che confermare e ampliare la concezione che già avevamo avuto dei Moseek.

L'apertura con Mushroom (intro solo voce e batteria) sottolinea l'evidente talento di Elisa Pucci, un'Alanis Morissette italiana, che non ha nulla da invidiare alla rocker canadese.

L'elettronica è fondamentale ma non invadente, nel progetto dei Moseek. Gli effetti sono frequenti ma posti esattamente dove dovrebbero essere, diventando un gustoso sostegno per le esplosive chitarre e il basso profondo e viscerale. Si senta la seconda traccia, Something To Dig, come esempio di quanto sto dicendo.

A Room & A Kitchen è un tripudio di elettronica che, nel chorus, diventa un brano dal sapore eighties restando comunque attualissimo.

Si cambia totalmente umore con A Safe Side, una canzone trascinante, sognante, in grado di entrare profondamente dentro le viscere, prenderti l'anima e trasportarla in universi paralleli, in un “posto sicuro” che si trova oltre le stelle, oltre ogni possibile immaginazione.

 

Meno diretta, più sperimentale e “segmentata” la successiva No Man's Land, strutturata in continui cambi di climax, d'atmosfera e di ritmo, che mostra in pieno le potenzialità elettroniche della band. Si torna a virare verso il rock con Crumb, di cui abbiamo parlato nella recensione dell'Ep di Tableau, definendolo un brano ritmico e possente “dove l'elettronica è coinvolta in una danza infernale con le epilettiche chitarre, con il fantasma dei Cranberries che aleggia orgoglioso in alcuni spunti, mentre quello dei Muse sorride compiaciuto”. Alla luce dell'intero album sentiamo senza dubbio una più profonda personalità del gruppo dei Moseek, e dunque i paragoni restano semplici indicazioni direzionali di qualcosa di ben più complesso e articolato.

Segue About Choices, un brano evanescente ed elettronico in cui gli umori sperimentali raggiungono l'ennesima potenza.

 

Sembra di trovarci nel bel mezzo di un disco dei Nirvana, invece, nell'intro di Airs & Graces, segno che i tre si ispirano evidentemente tanto all'alternative rock moderno, condendolo frequentemente con l'elettronica più ruvida e magnetica, ma senza dimenticare le lezioni di chi l'elettronica l'aborrava e produceva ottimi lavori con i suoni “grezzi e puri”. Il mix è assolutamente perfetto, se si pensa che il gruppo è al suo esordio sulla lunga distanza!

 

Conosciamo bene le due tracce conclusive: Bad Things e Brotherood Can You Wear, in quanto presenti anche nell'EP da noi precedentemente recensito. La prima, Bad Things, riassume splendidamente tutto quanto detto dei Moseek: prestazioni vocali “da paura”, elettronica al punto giusto, chitarre pressanti e ritmo che non lascia spazio alla noia. La seconda è una splendida ballad, che ricorda per gli umori i momenti migliori degli Skunk Anansie, ed è la classica conclusione di disco che ti fa mettere il “repeat” all'infinito.

 

Ricomincio, quindi, ad ascoltare ancora una volta l'intero Tableau, indescrivibile perla del rock emergente nostrano, intanto voi andate a procurarvelo, perché ne vale assolutamente la pena.


DORIANA TOZZI

Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Marzo 2011 11:47