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RECENSIONE: THE RANDOM – V.I.P. PDF Stampa Email
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Punk is dead? Non qui nel Sud Italia, di certo non a Matera, sicuramente non per i The Random.

Rapida, sporca, pungente, tagliente, la musica punk è così, senza fronzoli, senza peli sulla lingua. Invece per ascoltarla ci vuole un certo pelo sullo stomaco. Al loro secondo lavoro i nostri The Random ci arrivano dopo varie esperienze live, molti concorsi e un prestigioso e importante passaggio di un loro brano nella storica trasmissione Demo di Radio Rai1. Questo primo full lenght V.I.P., si apre con le sonorità più tipiche e classiche del punk rock nel brano 1984 con tanto di urla inneggianti all’anarchia, molto care al primo punk di fine anni settanta.

Già dal secondo brano le cose prendono una piega leggermente diversa e con Fuck You il sound dei The Random prende una piega punk underground moderna, per intenderci alla NOFX, Rancid o Lagwagon, con suoni più aggressivi, riff molto pieni e fraseggi di chitarra melodici che sfociano in interessanti assoli.

La title track, V.I.P., ha un sound ancora più ruvido con un arrangiamento assolutamente punk ben realizzato con interessanti bridge a spezzare il groove ritmico prepotente dei quattro quarti canonici. Bello il groove bassistico nella canzone El Matador, soprattutto nel crescendo introduttivo, e altrettanto valido l’arpeggio melodico della chitarra nel breve bridge, anche se per il resto la canzone scorre via in maniera molto semplice senza farsi notare troppo.

Non Me Lo Spiego inizia in maniera anomala, con una chitarra solista che sembra scimmiottare l’inno nostrano, anche se non è proprio molto chiaro data la dinamica trascinata e la distorsione molto sporca che non aiuta a riconoscere a pieno le note.

Nella bella e interessante I Want You, traccia cantata in inglese e dal sapor melodic punk molto convincente, i The Random fanno davvero un lavoro eccellente rendendo probabilmente questo brano tra quelli meglio riusciti di questo primo album. Soprattutto il cantato melodico e graffiato in lingua inglese è davvero molto ben arrangiato e curato.

Forte e incisiva è Benedetto DCLXVI, canzone anticlericale dai contenuti molto ben organizzati e particolarmente sentiti in un'epoca di secolarizzazione ormai palese e irrefrenabile. In conclusione, poi, troviamo due tracce punk molto canoniche come arrangiamento e durata, Love You e A.I.M.I., che aggiungono poco a quanto già detto finora dal gruppo.

Al termine dell’ascolto non si può che constatare l’ottimo lavoro svolto in chiave punk rock dalla band. Un album senza alcun dubbio molto di genere che piacerà a tutti gli amanti del sound acido, ruvido, grezzo e sporco del punk. Non si può mai essere pignoli con un gruppo punk, perché si sa, per scelta si è diretti, un po’ scontati e ripetitivi in fase di arrangiamento nonostante questo sottolineiamo i buoni bridge e break presenti nelle canzoni, che, appunto, smorzano sapientemente la ritmica martellante per dare un po’ di respiro all’ascolto.

Discorso simile dobbiamo fare per la voce: non si può certo cercare il pelo nell’uovo quando si esamina un gruppo del genere, di sicuro il cantato dei vari membri è adatto al genere e svolge a pieno il suo dovere anche con qualche picco qualitativo di un certo spessore. Negativi, invece, i troppi assoli di chitarra, davvero eccessivi nell’economia del genere, addirittura spesso fuori contesto, sicuramente da rivederne la presenza stessa. Al di là di questo piccolo difetto da correggere, dobbiamo sottolineare ed evidenziare con forza ciò che più colpisce dei The Random e cioè la loro anima e il loro cuore. C’è davvero tanta passione, tanta forza e tanto impegno nella loro musica e soprattutto nei loro testi sempre pungenti e penetranti come un chiodo arrugginito.

I contenuti dei testi di questo V.I.P. sono molto importanti e trattati con ironia e arguzia in puro stile punk.

I The Random, dunque, sono davvero un ottimo ascolto per chi ama il punk rock in tutte le sue sfaccettature e siamo sicuri che mai come con questo gruppo l’esperienza live sarà decisamente più appagante del mero ascolto. D'altra parte si sa: il punk va vissuto tra pogo e spintoni.


GABRIELE CARUOLO

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Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Marzo 2011 16:49