il circo non fa bene ai bambini
Sito Antirazzista
Home icon Home»Musica»RECENSIONE: CARMEN PALMIERI
RECENSIONE: CARMEN PALMIERI PDF Stampa Email
AddThis Social Bookmark Button

alt
RECENSIONE: CARMEN PALMIERI - Shiny Wall

A metà strada esatta tra EP e album nasce Shiny Wall, primo lavoro della giovanissima cantautrice campana Carmen Palmieri.

In un'epoca di talent show, reality ed altre orribili tragedie culturali, la nostra Carmen ha scelto forse la via più difficile e dispendiosa per farsi un nome e realizzare i suoi sogni, per questo va sicuramente lodata ed incoraggiata. Entrando nel merito della sua prima proposta musicale, possiamo subito affermare che questo Shiny Wall è quasi necessariamente un lavoro per molti aspetti ancora molto immaturo: nonostante la presenza di ottimi musicisti ad accompagnare la cantautrice, si notano molte incertezze, passaggi a vuoto ed una certa ripetitività nel corso dell’ascolto. Procediamo però con ordine. L’album inizia con due tracce Empty City e The Sky Is Mine, abbastanza allegre e vitali, con un arrangiamento senza alcun dubbio ben fatto e preciso ma molto canonico, un po’ troppo, tanto che questi due brani sembrano abbastanza simili tra loro e risultano piuttosto anonimi. Intendiamoci, non sono assolutamente brani da skippare nell’ascolto e sono di buon impatto ma risultano forse un po’ troppo già sentiti. Nobody Knows è la prima ballad: qui la voce di Carmen si sente un po’ di più ed è anche più decisa e convincente rispetto all’overture del disco.,Rimane senza alcun dubbio il problema dell’arrangiamento di stampo tipicamente pop italiano, con tanto di assolino finale di chitarra.

Nel mezzo del cammin di nostro ascolto ci ritroviamo Without End, ovvero il singolo dell’album. Questo brano ha senz’altro tutte le caratteristiche per essere un buon singolo, ha anche una certa vena blues rock almeno nel sound strumentale. La canzone scorre tranquillamente, è orecchiabile e allegra ma, sfortunatamente, presenta gli stessi identici difetti già citati, ovvero è molto canonica e un po’ piatta, ancora una volta “già sentita”.

Canzone, invece, particolarmente riuscita e ben strutturata è Rain, molto in stile Elisa: potente e delicata alla stesso tempo. In questo brano, la voce di Carmen forse trova più respiro, sembra che il pezzo sia più sulle sue corde e il risultato finale è più convincente del resto dell’album.

Sempre per la logica dell’alternanza, che sembra regnare suprema in questo Shiny Wall, dopo un pezzo un po’ cupo arriva il pezzo solare e gioioso, Live, proprio l’ennesimo brano scanzonato con un buon ritornello ed un arrangiamento curato ma da ABC del pop europeo e soprattutto nostrano. Giusto per non sorprenderci con qualcosa di inaspettato, Like A Dream è un pezzo fotocopia di Rain: stessa atmosfera, stessi suoni sul finale, un po’ più rock rispetto al resto dell’album ma niente di nuovo.

Per concludere, la ballad allegra andante Who Are You, in cui si sentono per la prima volta le influenze di Alanis Morissette e la voce di Carmen è molto ben modulata, con la linea vocale davvero eccellente. Purtroppo non capiamo l’utilità di quel fastidioso flauto, tastiera o synth fischiettante che sia, messo così a caso in mezzo all’arrangiamento.

Tirando le somme di questo primo lavoro di Carmen Palmieri, di positivo c'è senz’altro che, essendo il primo lavoro, si notano comunque ampi margini di miglioramento. La voce, ad esempio, c’è senz’altro, ma le idee meno.

Fare un album di otto pezzi dove si alterna una canzone pop allegra ad una ballad rock-pop è davvero qualcosa di illogico. Carmen deve trovare ancora il suo genere, la sua raison d’etrè musicale. Sicuramente brani come Rain suggeriscono che questa giovane artista può fare la sua fortuna seguendo le orme di Elisa, a condizione però che Carmen si applichi di più per innovare questo genere.

Il problema vero è che, nel complesso, il suo stile appare molto ma molto scontato e ripetitivo. In più, come nota finale, va sottolineato l’inglese quasi incomprensibile e a tratti sgrammaticato: “and see the lie to myselfin e “look for me and you'll can find” in Like A Dream.

Ci si augura di aver capito male le sillabe e di aver frainteso le parole, ma un dato di fatto è che spesso l’inglese di Carmen sembra quasi giapponese alle nostre orecchie. Insomma, si può e si deve fare di più. Auguriamo a Carmen tutta la fortuna possibile e, nonostante le critiche che non possiamo non fare nel nostro lavoro, la incoraggiamo a continuare e migliorare tutto quanto è stato evidenziato.

GABRIELE CARUOLO

Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Marzo 2011 10:29