
| RECENSIONE: OWLS - The Night Stays |
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Abbiamo a che fare con un riuscito mix di folk apocalittico (per intenderci: Death in June o Current 93), sensibilità post-punk/dark e un sapiente uso dell'elettronica più gelida e corrosiva. Spesso gli arrangiamenti disegnano desolati landscape costruiti su distorsioni e glitches in un regime di sottrazione e pause. E una voce sofferta e ieratica accompagna il suono della chitarra acustica per delineare ossuti scheletri di ballads decadenti. Seppure i dieci pezzi mostrino una certa ripetitività nelle dinamiche, gli equilibri trovati tra momenti di clinica distorsione, pause-killer e ritmi dilatati creano un senso di estraniamento e di pathos a cui è difficile resistere. In un'oretta scarsa, i Nostri passano dagli accenti vagamente southern e nickcaveiani di Idiot's Waltz, ai deserti ghiacciati dell'incipit di Come Back, e a composizioni in cui la ripetitività del canto sostenuto da ritmiche quadrate e distorte accresce la sensazione di ritrovarsi di fronte a un qualche rituale oscuro (God Is Right). Senza dimenticare la cinica delicatezza di Strange Kind Of Beauty, e quel sentore da storia gotica ambientata nei recessi della New Orleans pre-Katrina più esoterica che pervade I Am, con quel sound paludoso e riverberato. Una prova d'alta classe che non mancherà di mietere vittime.
FRANCESCO CAPUTO |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Marzo 2011 09:21 |


























