
| RECENSIONE: GR3TA |
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In questo caso Gr3ta va davvero oltre al normale concetto di contaminazione musicale, dando vita ad una vera e propria ibridazione di generi che sembrano difficilmente assimilabili uno all’altro. I Gr3ta danno corpo ad una creatura nuova, mai vista nel panorama musicale nostrano, una creatura ancora rozza, ancora da levigare ma che incarna tutto il fascino del nuovo e del grottesco nel senso artistico e positivo del termine. I Gr3ta sono una band tutta italiana capitanata da Andrea, già Unwelcome e Kessler, che in questo suo nuovo progetto si occupa quasi di tutto, compresa la registrazione e il mixaggio finale del cd. Assieme ad Andrea ci sono gli strumentisti Cristiano (batteria live e beat producer), Daniele (basso, seconda voce), Ago (chitarra live). Il loro secondo lavoro, che prende semplicemente il nome della band, Gr3ta, è il primo prodotto qui, in terra natia. Difatti l’album d’esordio, Please Kill Me, è stato registrato e prodotto negli USA riscuotendo anche un buon riscontro di critica e pubblico. Opening track di Gr3ta è Glow Special, canzone che ci presenta subito le sonorità del progetto. Arpeggiatore e cassa dritta quasi musica da club londinese e poi di colpo aperture intense e inattese su riff chitarristici e beat quasi new wave. Molto argute e ben congeniate le linee melodiche tessute dalla voce di Andrea. Il secondo pezzo All Hero3s [Are D3ad], mostra tutta la voglia di innovare di questo progetto: riff su ottave alte di un synth quasi chitarristico, suoni acidi, ritmiche lineari, cantato basso e coinvolgente e beat di basso e batteria che non smettono di farci muovere a tempo. Questo secondo pezzo ricorda molto, per sonorità e arrangiamenti, il Beck di Odelay, anche se il sound dei Gr3ta rimane molto più acido e personale. B.T.K., terzo pezzo, è ancora qualcosa di nuovo rispetto ai primi due. Qui la voce di Andrea diventa quasi un omaggio a Trent Reznor nell’intro, poi un’improvvisa e violenta apertura su un potentissimo ed assordante muro sonoro eretto dalla chitarra di Ago, un muro dove si va a sbattere e ci si fa davvero male! L’effetto repentino di cambio di sonorità è quasi fastidioso, fin troppo noise, forse andrebbe un po’ limitata la confusione sonora in alcune parti. Belli e caldi i riff bassistici sull’outro fatti da Daniele, quasi un conforto ai sound durissimi delle chitarre e dei synth che ci hanno accompagnato e spintonato per tutto il pezzo. Happy si apre in maniera soft, quasi intima, tra riff post rock/post punk di chitarra e un beat quasi martellante, tipico del genere elettronico. Il pezzo prosegue su evoluzioni sonore davvero molto post/rock ma che si basano sempre su quel tappeto elettronico quasi noise che caratterizza i Gr3ta. Probabilmente questo brano incarna al meglio lo spirito del gruppo, rappresentando una vera innovazione sia nel post rock/punk che nell’ambito elettronico: un nuovo crossover tra i generi? Probabile, a giudicare da questo pezzo l’accostamento funziona bene. Hot Spot ci riporta repentinamente nel sound da club, un beat jungle guidato da un cantato alto e scandito, una costruzione sonora che si apre su un inaspettato tappeto di archi quasi stridenti. Un pezzo molto audace e non facilmente ascoltabile ma che di sicuro sorprende per originalità: è davvero qualcosa di mai sentito prima. Tanti accostamenti e cambi di atmosfera repentini guidati dai synth, tappeti sonori che si incrociano, si srotolano e spariscono quasi senza soluzione di continuità un caos che trasporta l’ascoltatore in un universo musicale sconosciuto. Il lavoro prosegue con un pezzo più semplice, almeno a livello di ascolto, Chatt3rbox, che ha dalla sua un’atmosfera intensa ma allo stesso tempo distesa e soffusa. Certo non mancano suoni di synth impazziti che fanno da tappeto alla beat e alla melodia vocale. E per la serie “a quel paese le canzoni d’amore”, ecco An Hat3 Song. La voce è messa quasi in secondo piano, nascosta dagli assordanti e distorti effetti elettronici che distraggono fin troppo l’ascoltatore. Sempre presenti repentini e improvvisi cambi di beat ma a differenza di altri pezzi qui ci sembrano davvero poco eleganti e troppo in stile dance club dei bassifondi. Troppo noise, con i beat di grancassa da discoteca, questa è la canzone che, forse volutamente, si fa più odiare nell’intero album. A seguire Wish, la canzone con un groove di basso e batteria molto coinvolgente, voce sussurrata ancora una volta molto Nine Inch Nails. Un ottimo pezzo, sempre condito da inaspettati effetti di synth e anche da alcuni riff di chitarra molto singolari e curati, ma ha come suo unico difetto quello di essere forse troppo prolissa (più di sette minuti di durata) e di perdersi un po’ in un loop ostinato di alcune parti. In Pretty tornano invece i muri sonori violenti con una chitarra che a tratti molesta i nostri timpani. E per il gran finale ecco The Tr3atment, un pezzo dalle tinte cupe e riff pesanti quasi industrial metal. Funzionano bene in questo pezzo i suoni caotici dei synth che si sovrappongono di continuo particolarmente d’atmosfera l’effetto reverse posto a mo di bridge a metà canzone, altrettanto suggestivo e molto caotico tutto il lungo outro strumentale finale. Come detto in apertura, la creatura dei Gr3ta è ancora rozza: bisogna ancora levigare qualche spigolo e, pur lasciando integro l’aspetto grottesco del progetto, bisogna pensare a trovare una seppur blanda linea di coerenza all’interno del complesso ed originale lavoro. Inoltre alle volte il sound è davvero troppo noise e acido, più acido del latte scaduto da un mese! Alla fine, sembrerà strano, ma l’album diventa ridondante, riff e beat sembrano ripetersi troppo all’interno dei pezzi e i suoni dei synth, seppur eterogenei, sono spesso omogenei nella loro caoticità. Sicuramente va elogiata la superba vena creativa, la volontà di creare qualcosa di nuovo. In conclusione, il prodotto finale è buono ma non ancora ottimo, si deve migliorare e mirare a qualcosa di sì originale ma anche più fruibile all’ascolto. Alla definizione di “ugly-pop” data da Andrea stesso al suo progetto, preferiamo sostituire questa: grotesque industrial rock. Con i Gr3ta il grottesco sconfina dall’ambito pittorico-artistico e letterario ed arriva finalmente in quello musicale: un piccola rivoluzione che deve essere ancora coltivata a pieno. GABRIELE CARUOLO |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Febbraio 2011 16:00 |


























