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In questo numero di I Think parliamo del gruppo pavese dei The Last Project. Ne parliamo per una duplice ragione: la prima è che Francesco Capacchione, batterista, nonché membro fondatore di questo “ultimo progetto” musicale, è di San Ferdinando e dunque la nostra Puglia è sempre presente.

La seconda ragione è che il video di lancio per Feeling Good In Your Shoes, primo EP della band, è intitolato A Perfect Mask, e in questo numero noi ci stiamo dedicando proprio alle maschere, perfette o meno che possano essere.

The Last Project è, dunque, il progetto musicale messo su nell'ottobre del 2008 dal nostro Francesco Capacchione (batteria e cori) con gli amici Carlo Cazzani (lead guitar) e Marco Saracino (basso), dopo lo scioglimento della precedente band dei tre, i GazeZero. Con l'acquisto di Francesco Quaranta al microfono, la band si solidifica, cambia il proprio moniker e inizia a lavorare sui nuovi brani inediti, cercando di percorrere con dedizione la strada dei loro beniamini, quasi tutti esponenti del brit-pop ma anche dell'indie newyorkese.

Quello che vien fuori dalla fusione dei diversi stimoli musicali, è un alternative rock melodico, cantato rigorosamente in inglese (e su questo punto potremmo far nascere un dibattito che rimandiamo per questioni di spazio nella pagina!).

Il loro sound decisamente godibile, attrae immediatamente l'attenzione degli addetti ai lavori. I nostri, infatti, iniziano da subito a calcare i palchi della zona, permettendo alla loro musica di rodarsi e maturare. Lo scorso anno risultano vincitori dell'Heineken Jammin Fest Contest che li porta a suonare nel programma Sala Prove su Rock TV.

Nello stesso anno vincono il Morning Glory Music Contest 2010, e producono, con la Forears, il primo EP, di cui vi parliamo qui di seguito.


 

RECENSIONE: THE LAST PROJECT – FEELING GOOD IN YOUR SHOES

 

altSuoni puliti, accordi orecchiabili e la voce calda di Francesco Quaranta sono gli ingredienti principali che condiscono questo primo EP dei The Last Project, intitolato Feeling Good In Your Shoes, in cui troviamo richiami al brit-pop di Oasis, Pulp o Suede, modernizzati da sensibilità à la Franz Ferdinand ma resi sempreverdi da atmosfere beatlesiane.

Ciò che ne viene fuori è un genere che non pretende di sconvolgere per originalità ma pretende di imporsi per qualità e sicuramente ci riesce.

La freschezza di questo disco emerge soprattutto nella trascinante Goodbye: più inglese della Regina Elisabetta, e la stessa genuina freschezza aleggia poi in tutte le altre tracce del disco.

Ritmicamente, l'anima dei The Last Project si mescola e amalgama tra Don't Run Away e Waiting For Someone, due brani in cui la batteria bissa se stessa autocelebrandosi e mostrando un'affinità elettiva con questi quattro quarti in cui la cassa sul terzo movimento se la prende comoda e il doppio colpo sul rullante la recupera nel quarto: un espediente in grado di trascinare le ballad fuori dal mondo delle banalità.

Eppure il  brano che i quattro “spingono” di più è quello che a me ha convinto meno: A Perfect Mask, in cui la chitarra epilettica e la sezione ritmica danzereccia sostengono un cantato lineare e piatto come il mare di luglio. Sembra di surfare sulle onde dell'indie ma se nel finale, ad esempio, avessero giocato di più sulle voci, creando melodie sulle melodie, secondo me il gioco riusciva meglio.

La band comunque mi ha convinta: lavorando maggiormente sulle melodie e “sporcando” un po' di più i suoni, possono veramente esplodere come gruppo italiano dal respiro internazionale. E, se il mondo della musica conserva ancora un briciolo di dignità, ne sentiremo parlare eccome!

 

DORIANA TOZZI

 

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Ultimo aggiornamento Domenica 06 Febbraio 2011 23:01