il circo non fa bene ai bambini
Sito Antirazzista
Home icon Home»Musica»Piccola Banda Brigante
Piccola Banda Brigante PDF Stampa Email
AddThis Social Bookmark Button

alt

C’è qualcosa di più caratteristico, più viscerale, più tipico del folk? Difficile a dirsi. È invece facile apprezzare lo spensierato, quasi scanzonato folk della Piccola Banda Brigante. Capitanata dall’istrionico Antonio Brigante, questa band romagnola ci regala un folk semplice e puro che attinge a piene mani sia dal versante classico del folk italiano di stampo “deandreiano”, sia dal folk più recente di Vinicio Capossela.

Un progetto davvero interessante, che testimonia come il genere folk sia sempre di attrattiva nella scena musicale italiana e come, forse, questo tipo di musica sia quello che meglio si lega alle sonorità della nostra lingua madre. Il folk è un genere che nasce per cantare quello che pensa e quello che vive il popolo, e lo fa non necessariamente in maniera alta, filosofica e colta, tutt’altro: il folk è un genere che viene dal basso, è la colonna sonora dei vinti e degli umili ed è forse per questo che è stata proprio, e non a caso, la Loser’s Company Records a produrre il lavoro di Antonio Brigante e Giuseppe Scarnera (autore dei testi).

Allora cosa ci racconta questa piccola banda? Di cosa ci vuole rendere partecipe questa ensemble musicale romagnola? Di tutto e di niente: della piccola quotidianità e dei grandi problemi che ci attanagliano in questo periodo storico, storie di vita vera e vissuta, cantate e raccontate in questo album di esordio intitolato Certi Ricordi.

Traccia di apertura dell’album è 7:43, quasi un manifesto della Piccola Banda Brigante. Si apre con il tanto temuto ed odiato trillo di una sveglia che ci richiama all’ordine, al lavoro. Peccato che Brigante non abbia proprio voglia di andare a lavorare questa mattina! La canzone narra di una innocente e scanzonata evasione dalla dura routine del lavoro estivo. La voce del frontman è quella classica di stampo folk cantautorale, quasi un narratore che trova sostegno su un tessuto musicale davvero suggestivo e di incredibile completezza. Già in questo brano gli arrangiamenti musicali sembrano spaziare dal folk classico, fino al reggae mantenendo un sapore jazzistico sottolineato dalle ritmiche e dal sound caldo del contrabbasso di Christian Mastroianni.

Il racconto prosegue con Un Giorno In Stazione, in cui si canta di quel non-luogo per eccellenza: la stazione. Lo sporco, la calca, il drogato che chiede soldi, gente che saluta, gente imbronciata, tutte le facce, i volti, gli astanti tipici di ogni stazione della nostra penisola. Poi il treno sporco, impregnato del tipico odore acre e pungente dei treni dei pendolari. Un’altra scena di vita quotidiana, un’altra scena di vita popolare che si conclude con un improvviso cambio d’atmosfera sul finale, il tutto si fa più cupo. Musicalmente gli arrangiamenti sono sempre impeccabilmente curati ed ogni strumento, pur non risaltando in maniera particolare, si adopera per mantenere desta e viva l’attenzione dell’ascoltatore sull’incalzante narrare della voce.

Quando meno te l’aspetti ecco che arriva La Canzone Del Giorno E Della Notte: abituati ad un sound folk classico, con questo brano di colpo ci ritroviamo proiettati in un universo rock. La canzone si apre con un riff chitarristico graffiante e quasi dissonante e poi, di colpo, al giorno ecco sostituirsi la notte e l’atmosfera cambia repentinamente e il riff forte e pesante si trasforma in un delicato e dolce arpeggio che ci culla in un mondo etereo dove la voce di Brigante ci conduce in un viaggio tra le stelle e il cielo notturno.

Sempre rimanendo su in cielo la scaletta prosegue con Nuvola, traccia dalla lunga ed interessante apertura musicale con un crescendo che va a finire proprio su una nuvola e su una nuova atmosfera soffusa e quasi celestiale accompagnata ancora una volta da un arpeggio della chitarra di Patrizio Orlandi. Il testo è una poesia, con tante immagini suggestive suggerite dall’istrionico frontman. Altrettanto bella è la chiusura strumentale del pezzo, con piano e chitarra.

Dopo tutto ciò, eccoci ricascare a terra con Un Sabato Di Pace, la canzone folk per eccellenza. Sound tipico popolare e testo altrettanto popolare che parla di protesta contro la guerra e manifestazione pubblica per la pace. Qui il riferimento è esplicito alla protesta contro l’ampliamento della base USAF di Vicenza. Viene raccontata la giornata di protesta in tutte le sue sfaccettature e nei suoi mille volti. E ancora fisarmoniche e sound folk classicissimo per Bianca Rena. Di questa canzone colpiscono particolarmente i riff chitarristici ben congeniati e i cambi ritmici perfettamente incastrati nell’arrangiamento complessivo del pezzo. Ciccillo è introdotta dal sound tipico siciliano dello scacciapensieri: l’anima folk è sempre viva e presente e ancora una volta la chitarra di Orlandi dialoga con la voce di Brigante in maniera attenta e sublime. Molto ironico il bridge della canzone, con un simpatico incalzare musicale che segue il testo “...e la gente mi dice: muoviti, muoviti vai a fatigar!”.

Quasi in conclusione del lavoro ecco giungere la love-song, come direbbero gli anglofoni, la canzone d’amore, come diciamo noi comuni italiani, o semplicemente Canzone Per Una Ragazza, come dice Giuseppe Scarnera autore del testo. Brigante ci descrive con passione la visione di una tipica bellezza mediterranea che ispira poesia, gioia e libertà. Non è da escludere la valenza metaforica di tutto il testo, probabilmente l’amore e la bellezza cantati in questa canzone non sono per una persona fisica ma probabilmente per un ideale, per qualcosa di meno contingente e più ideale. Sottofondo musicale quasi sornione, quasi jazzistico, sempre molto colto, molto ben studiato e di straordinaria perizia tecnica.

Ed eccoci al termine di questo album, in cui troviamo la title-track Certi Ricordi. Testo amaro e forte che denuncia con veemenza i fatti del G8 di Genova del 2001. La morte di Giuliani, l’incursione notturna alla scuola Diaz tutto cantato e narrato con voce di soffusa e allo stesso tempo vibrante protesta, con un malinconico sottofondo musicale.

Il lavoro di questa band, anzi di questa “piccola band”, è davvero ottimo. Musicalmente tutti i musicisti sono preparatissimi, competenti e molto ispirati. Hanno realizzato degli arrangiamenti musicali fantastici che pur in un genere semplice e popolare come il folk, spiccano per complessità tecnica e per ricercatezza, davvero un lavoro da grandi artisti che merita l’elogio più sincero e sentito. Antonio Brigante e la sua voce si sposano perfettamente con tutto il variegato e sublime arazzo strumentale presente in questo lavoro. Certi Ricordi è davvero un bell’album, dai contenuti seri e allo stesso tempo cantati con leggerezza, in cui non manca mai l’ironia e la voglia di sorridere anche se spesso i testi sono duri e fortemente di protesta contro l’establishment del potere... ma è giusto che sia così. Amanti del folk nostrano sorridete, mettete da parte il vecchio vinile di De Andrè e ascoltate Certi Ricordi della Piccola banda Brigante: rimarrete davvero contenti dal constatare come questo genere sia più vivo che mai nel nostro Belpaese.

GABRIELE CARUOLO

Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Febbraio 2011 11:03