
| Isabelle urla |
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Il genere è rock alternativo dalle sonorità molto classiche e che, in alcuni episodi, “rischia” di avere un certo appeal radiofonico, in cui emerge non solo una certa esperienza, ma anche una non indifferente freschezza d'esecuzione. Questa freschezza salva un pò la situazione quando il sound diventa troppo classico, e le soluzioni proposte rischiano di lasciare con l'amaro in bocca per la mancanza di originalità. Che, seppur non sembri costituire l'obiettivo principale della band, in qualche frangente non guasterebbe di certo. Il disco, comunque, si fa ben ascoltare ed è palese come sia stato pensato e suonato con una certa passione. La tensione emotiva che i momenti migliori delle otto tracce proposte (una su tutte, Uno Zingaro) riescono a suscitare, dimostra come la qualità, nel songwriting come nei testi, ci sia e faccia il suo sporco lavoro. Tra rimandi al vecchio Faber, ballate e chitarre fragorose, un certo spessore critico si dipana nei versi. Liriche non banali, spesso ciniche, quasi sempre amare, completano positivamente il quadro. In conclusione, abbiamo di fronte un lavoro che, pur non essendo un capolavoro, fa la sua buona figura, riesce ad emozionare e a non passare inosservato. Urge tuttavia ricercare soluzioni stilistiche più innovative e d'impatto e magari ripulire un pò le liriche da trovate non particolarmente felici. Attendiamo fiduciosi l'evolversi della faccenda.
Francesco Caputo |
| Ultimo aggiornamento Domenica 06 Febbraio 2011 15:28 |


























