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RECENSIONE: BERNOCCHI&BUDD – Semetipsum PDF Stampa Email
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La buona musica deve essere un pò come il buon vino: forte, intensa ma allo stesso tempo dolce e convincente, ricca di suggestioni e aromi caratterizzanti. In Semetipsum la musica e il vino sono un tutt’uno, un connubio inseparabile nato per esaltare i sensi dell’olfatto, del gusto e dell’udito. Un esperimento unico, singolare e decisamente esclusivo.

Nella cantina di Michele Satta, noto produttore di vini toscano, tra le botti di Sangiovese e l’odore intenso del mosto, il celebre pianista americano Harold Budd e lo sperimentatore nostrano Ernaldo Bernocchi hanno dato vita ad un ensemble musicale originale, spontanea ma dal dubbio esito.

Partiamo col dire che la registrazione sembra essere avvenuta interamente in presa diretta, lo si sente dal suono molto particolare del piano e dai rumori di fondo che sembrano ricostruire attorno alle note il luogo in cui è stato inciso l’album. Ovviamente è sempre difficile (se non impossibile) valutare quanto sia stato registrato in presa diretta e quanto poi sovrainciso in un secondo momento. Dopo un primo brano introduttivo con protagonista Harold Budd, ecco che già dal secondo brano entra in scena Ernaldo Bernocchi con i suoi synth pad cupi, molto ambient ma forse troppo tinti di scuro. L’atmosfera si fa subito pesante, addirittura già dal secondo brano. La durata molto estesa dei singoli brani non aiuta la digeribilità di Semetipsum. A tratti, oltre ai synth ed ai pad, entra in gioco pure una molto lineare batteria elettronica che conserva l’atmosfera e non introduce nessun groove ritmico degno di nota.

La bravura di Harold Budd è indiscutibile, vanta un curriculum spaventoso con collaborazioni con artisti del calibro di Brian Eno ed U2, le sue incursioni sui tappeti sonori melanconici stesi da Bernocchi sono sempre interessanti e geniali, ma il problema è che avvengono sempre in maniera frammentata e mai organica e incisiva. Avremmo preferito che Bernocchi accompagnasse Budd e non viceversa, qui l’elettronica vince sul piano e vince anche sulla fruibilità finale del prodotto. Apprezziamo senz’altro l’innovatività del progetto e l’audacia sperimentativa di Bernocchi e Budd ma onestamente c’è da ammettere che musicalmente Semetipsum non è niente di eccezionale. Il cd risulta, a conti fatti, un raffinato omaggio per gli acquirenti del vino toscano di Satta: difatti l’album è presente solo nella confezione del vino sangiovese Semetipsum venduto a 160 euro la bottiglia. Non c’è molto altro da dire, una sperimentazione sonora un pò fine a se stessa e purtroppo di difficile fruizione.

Musicalmente Semetipsum può funzionare come colonna sonora di una sera, in compagnia di un ottima bottiglia di Sangiovese, un fuoco caldo e l’intimità delle proprie mura domestiche, al di fuori di questo contesto la fruibilità di questa ensemble musicale non va neanche immaginata.

GABRIELE CARUOLO

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Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Febbraio 2011 12:10