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RECENSIONE: AEDI - Aedi Met Heidi PDF Stampa Email
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Il quartetto di Macerata tenta, nel primo album (Aedi Met Heidi, uscito per Seahorse Recording) di dar forma ad un indie-pop delicato e dalle tinte eteree, proponendo soluzioni musicali che spaziano dalle giocosità bucolica dei Belle & Sebastian, un certo mood da pop scandinavo, e momenti più "spinti", in cui il crescendo dell'intreccio diventa vorticoso e d'impatto.

C'è da dire che il gioco risulta efficace per buona parte dell'album. Il brano introduttivo, Easy Easy Tale, fornisce un assaggio rappresentativo del mood che si svilupperà nell'arco delle dieci tracce, e, soprattutto, introduce alle raffinate capacità vocali della cantante.

I virtuosismi di Celeste Carboni rappresentano forse l'elemento più importante nell'economia dell'opera. I momenti in cui l'album non decolla, o risulta piatto, spesso derivano da una cattiva integrazione delle parti vocali con il lavoro strumentale, come nella seconda traccia On The Second Floor. Un mezzo passo falso, in cui anche la dinamica del pezzo sembra un pò forzata, e l'alternanza di "pieno" e "vuoto" risulta inefficace. Dinamica che invece dà il meglio di sé in pezzi come Monster, Geometric Plane, Black Keys o The History Of A Funky Nanny Goat.

Quando gli Aedi spingono un pò sull'acceleratore, riuscendo a tenere le redini del pezzo, l'impatto emotivo è assicurato.

Un disco gradevole, capace nei suoi momenti più riusciti di emozionare, ma che soffre forse di una produzione un pò troppo piatta. Ma certamente la band sembra sulla strada giusta, pur necessitando di qualche smussatura  e di approdare a soluzioni che siano più fluide nel loro dispiegarsi.

 

 

FRANCESCO CAPUTO

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Gennaio 2011 18:02