
| MISACHENEVICA - La Mia Prima Guerra Fredda |
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In questo primo EP intitolato La Mia Prima Guerra Fredda, prodotto da Dischi Soviet Studio e che rientra tra i dischi proposti ad I Think dalla Lunatik, i MiSaCheNevica mettono in tavola una serie di contenuti davvero interessanti, forti, sentiti e sicuramente di grande rilievo. Il loro stile deve molto alla scuola folk: senza dubbio il cantato pregno di storytelling si può accostare a pieno titolo ai nomi classici del folk come Bob Dylan e al nostrano De Andrè ma definire i MiSaCheNevica come folk-band è troppo riduttivo oltreché forviante. Difatti non si può non notare la vena british pop delle chitarre e dei cantati in coro durante i ritornelli. Riff chitarristici di scuola britannica si sposano, quindi, con una ritmica base, asciutta e lineare ma di grande impatto che ricorda molto il filone folk anni sessanta-settanta. Di certo il basso, suonato con il plettro, non ha un sound molto “sessanta-settanta” ma ci porta più alle sonorità quasi punk anni ottanta. Insomma i MiSaCheNevica sono un ottimo insieme di folk, punk e british pop condito da un’anima rock italiana che abbellisce e rende ancora più particolare il sound di questo progetto. Questo primo EP mette in mostra una buona intesa compositiva e una grande capacità di scrittura dei testi e delle linee melodiche del cantato. I contenuti sono molto forti e densi, trovano un ideale fil rouge nella condizione di esclusione dalla società operaia e produttiva che subiscono quelli elementi più propensi a pensare e a poetare piuttosto che a produrre beni materiali. L’EP si apre con La Crisi Dei Vampiri, una buona opening track che mette subito in chiaro genere e sonorità della band, base ritmica quasi da marcia, chitarre in crunch leggero e testo ironico-provocatorio. Proseguendo nell’ascolto delle cinque tracce, troviamo La Riduzione Del Danno: qui emerge il piacere del cantato in stile storytelling con cori quasi Beatlesiani sul pre-ritornello e sul ritornello. Musicalmente questa traccia presenta un leitmotiv dei MiSaCheNevica: il bridge-outro contraddistinto da un repentino e fugace cambio di atmosfera presto seguito da uno svuotamento graduale e sempre molto elegante. Il terzo e il quarto pezzo dell’EP sono forse i più belli di questa produzione: Gomez ha un retrogusto quasi post/punk nei riff subito successivi ai ritornelli e un cantato davvero ben modulato su tutte le parti della canzone. 1984 è, invece, un pezzo davvero molto ispirato. Un cantato che entra subito in testa, pacato e scandito nella strofa e graffiato e più caotico nel ritornello. I riff basso e chitarra si sposano molto bene e creano un'atmosfera di attesa sulle strofe che sfocia nelle aperture melodiche molto belle dei ritornelli. Un outro come al solito molto particolare e suggestivo che ci lascia in testa un'immagine davvero molto forte (quella di un brutale e improvviso omicidio). In chiusura troviamo Silvia Silver, un pezzo che musicalmente si presenta ritmicamente più veloce e groove del resto dell’EP, che a tratti ricorda i Baustelle degli esordi. Nel complesso si tratta di un ottimo esordio per i MiSaCheNevica. Le idee ci sono, il sound pure ma quello che ci ha colpito di più sono i contenuti espressi nei testi che denunciano il pregiudizio, la chiusura culturale e la iper-pervasività dei media nella nostra società. Forse musicalmente si può osare un po’ di più, pur rimanendo semplici e diretti, ma ovviamente i MiSaCheNevica sono un work in progress e crediamo lo sappiano bene loro per primi. Non ci resta che aspettare un album completo che ci confermi quanto di buono già sentito, magari con l’aggiunta di qualche sperimentazione sonora in più.
GABRIELE CARUOLO |
| Ultimo aggiornamento Sabato 15 Gennaio 2011 12:25 |







Fondamentalmente la musica è comunicazione e chi ha mai detto che per comunicare qualcosa bisogna per forza essere criptici, misteriosi, prolissi e poco lineari?

















