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Recensione: IDES OF MARCH - Ides Of March PDF Stampa Email
Mercoledì 22 Agosto 2012 13:26
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Il disco di cui andiamo a parlare è un disco particolare che ci ha conquistato già a partire dall'idea del progetto grazie al quale possiamo ascoltarlo (ve ne parleremo meglio tra qualche riga). Si tratta di un vero e proprio disco
in sospensione”, sia perché si tratta di un disco inedito ma del passato, sia perché i dati a disposizione riguardanti la band e il disco sono davvero pochi e sia, infine, da un punto di vista squisitamente musicale. Ma andiamo per ordine. Si tratta di un lavoro inedito del passato (risale infatti al 1972), ripescato nei vecchi studi di registrazione e ridigitalizzato grazie al progetto di un nipote del bassista-chitarrista della band, Ides Of March, oramai non più attiva. Questo ragazzo decide di mettere su a Londra una piccola etichetta indipendente, la Calyx Productions, con l'intento principale di riportare alla luce, rimasterizzare e pubblicare vari lavori inediti degli anni '60 e '70 (soprattutto della scena rock progressive dell'epoca), rimasti sepolti negli studi di registrazione.

Questo disco degli Ides Of March è il primo ad essere stato ridigitalizzato e dopo un'iniziale distribuzione in free-download ora si trova in vendita su iTunes e su altri stores digitali.

Non abbiamo molti dati riguardanti la band ormai scomparsa: sappiamo solo che si formò verso la fine degli anni '60 in una periferia a sud di Londra e che la loro musica ha meritato veramente di essere “dissotterrata” e presentata alle nostre orecchie, in quanto è una vera “chicca” per gli appassionati dell'epoca.

Sono sei le tracce, che abbiamo ascoltato con la costante sensazione di essere sospesi tra elettronica, progressive, cenni di blues, cenni di rock, melodie spezzate, noises, effetti ipnotici, strumenti usati a canone, ripetitività di alcuni frammenti musicali ,visioni oniriche e scenari da film.

Il disco si apre con The First Yesterday From Tomorrow, traccia lunga (come la maggior parte dei brani presenti), che dopo un inizio fortemente ipnotico, sottolineato dall'utilizzo costante delle stesse note, lascia spazio a un po' di “vago blues” per arrivare, durante l'ultimo minuto, a regalare le luci della ribalta al suono distorto di una chitarra elettrica accompagnata da noises inquietanti (quasi da colonna sonora di un film horror).

A seguire Vision, il cui titolo descrive bene quello che risulta all'ascolto: una visione onirica, surreale, sospesa che non lascia spazio alla tranquillità di chi ascolta.

Il terzo brano è Return Of The Big Two, che ci riporta per un po' al sound delle colonne sonore dei polizieschi anni '70, con un inizio arpeggiato di chitarra accompagnata dal basso e, almeno nei primi tre minuti, con frasi melodiche messe in evidenza dalla chitarra distorta. Ma sono solo tre minuti, poi il tutto ripiomba nella sospensione ansiosa che accompagna l'intero album: tornano i noises e gli effetti da “cuore in gola” che ci accompagnano fino al momento in cui vengono messi in risalto gli strumenti singolarmente, prima il basso, poi la chitarra e poi le tastiere.

Di stampo decisamente più progressive e tendente al jazz /blues (ma mai esplicitamente definito) è invece The First Number Assigned By Third con il suo organo iniziale, che sfocia però nuovamente in parti con noises ed effetti, per poi tornare sul finale a porre l'attenzione sulla chitarra, prima usata con il distorsore e poi ripulita e resa “classica” (alla maniera di Giochi Proibiti per intenderci). Particolare l'uso del walking bass ostinato a fare da sfondo ai noises.

A chiudere l'album, altre due tracce: Signs sempre ipnotica con frasi più melodiche verso il quinto minuto e con la novità del flauto accompagnato dalla chitarra e, infine, Spheres, che con il suo inizio affidato ad una chitarra elettrica di hendrixiana memoria, ma con rimandi anche alle atmosfere del sound dei Pink Floyd, è forse il brano meno ipnotico (benché comunque il “meno” è da prendere con le pinze) e anche quello in cui vengono usati maggiormente gli strumenti rispetto agli effetti (comunque sempre presenti) e nel quale troviamo anche momenti in cui vengono utilizzate sezioni di fiati.

Un disco interessante, un viaggio in cui chi parte deve mettere in conto che il percorso sarà imprevedibile, senza punti di riferimento, ma proprio per questo forse più “attraente”.

Qui potete ascoltare la prima traccia del disco: http://www.youtube.com/watch?v=XM1L4VJ7oXs

CINZIA DASCOLI



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Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Agosto 2012 10:14