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Recensione: GIANLUCA DE RUBERTIS - Autoritratti con oggetti PDF Stampa Email
Mercoledì 09 Maggio 2012 08:28
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L'essenza della poesia consiste nella manipolazione del linguaggio comune finalizzata a conferire alle parole un significato inedito e al tempo stesso emozionale, vero, creando di conseguenza una nuova lingua, la lingua dell'arte, l'unica assolutamente pura ed autentica.

Giocare con le parole, anzi manipolarle al fine di darle nuova linfa vitale e far emergere mondi sommersi dalla banalità del quotidiano, costituisce il principale intento del cantautore Gianluca De Rubertis, apprezzato artista leccese - noto in particolare per i suoi trascorsi nei progetti musicali de i Studiodavoli e poi, dal 2006 de Il Genio, salito alla ribalta musicale con la pubblicazione del tormentone Pop Porno -, che decide di intraprendere la carriera solista mediante la pubblicazione di Autoritratti Con Oggetti (pubblicato dalla etichetta milanese Niegazowana e denso di collaborazioni con i migliori musicisti della scena musicale indipendente, tra cui giova menzionare Dell’Era e D’Erasmo degli Afterhours, Enrico Gabrielli, Lorenzo Corti, Andrea Rizzo, Pete Ross, Matilde De Rubertis, Lucia Manca etc.).

Un'opera prima complessa, a tratti criptica e oscura, ma che brilla per il suo indiscusso fascino e per le sapienti trovate musicali e poetiche, indirizzata più ai sensi che ai sentimenti, in cui l'autore si mette a nudo specchiandosi nelle sue composizioni (o meglio nei suoi "autoritratti").

Facendo propria la lezione dei grandi cantautori della tradizione italica (Paolo Conte, Luigi Tenco ma in particolare Fred Buscaglione e Vinicio Capossela), De Rubertis realizza tredici brani in cui la forza ipnotica e seducente delle parole plasma monili poetici dominati da sensazioni, luoghi fisici, profumi e visioni evocative, caratterizzati da una dirompente tensione erotica, immediatamente percepibile durante l'ascolto del disco (oltre che dalla cover dell'album, che ritrae l'artista con tredici donne, tante quante sono le tracce dell'opera).

La sensualità con cui dipinge i suoi autoritratti (pensiamo a Lili e Mariangela, proiezioni femminili dell'ego e delle esperienze del cantautore), amori consumati o ancora da consumare in una città spenta e buia, illuminata da una voce profonda e intensa e da arrangiamenti di stampo prevalentemente jazz e swing ( che riecheggiano atmosfere retrò ovvero demodè), si mescola irrimediabilmente con un retrogusto amaro e malinconico, alla ricerca de La Prima Vera Parola (come il titolo di uno dei brani che si traduce in un elogio del silenzio: "le parole non sono niente, sei zitta così da non poter parlare").

Tra le canzoni maggiormente rappresentative dell'opera, vi è senza dubbio il lirismo appassionato di Amore Colbacco, l'algida ballata Singolare Donna, l'intensa La Città e la splendida Signorina ("qui verso parlottando io potrei, signorina del piacere, piacerei” ).

Queste nuove canzoni sono frutto di una necessità, perché non si rinuncia a quasi tutto solo per mettersi in una teca e farsi ammirare. La rinuncia è orgoglio e la musica il riverbero di qualcosa che nemmeno chi scrive bene intende...”, ha dichiarato De Rubertis all'indomani della pubblicazione del disco.

E come in certi quadri di Monet e Van Gogh, i dipinti del "pittore" Gianluca De Rubertis rivelano anche qualcosa di noi ascoltatori: in fondo è semplice riflettersi nella musica e nelle parole di questo disco e scorgere la vera essenza dell'opera, il nostro autoritratto!


GIUSEPPE RONZINO

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Maggio 2012 17:34