
| MUSICA: Nice Story EP (Wheelman On Bushpig - ROMA) |
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| Scritto da Admin |
| Martedì 30 Marzo 2010 16:10 |
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RECENSIONE: NICE STORY EP - WHEELMAN ON BUSHPIG (2009)
Si parla di rock industrial, indubbiamente, con i suoni-che-sono-rumori e la ritmica digitalmente penetrante, battiti senza respiro, materiale sonoro perfettamente ed armonicamente amalgamato, con una cura e dedizione da serial killer. Quindi, si parla senza dubbio di industrial... Ma non solo. Scorci di doom metal fusi in materia grunge (leggi Alice In Chains ma anche Nirvana epoca Bleach), fanno sicuramente dei Wheelman On Bushpig (consigliamo di leggere l'intervista per la spiegazione del nome, ne vale la pena!) uno dei migliori gruppi industrial della nostra borghesissima penisola. Il loro EP, Nice Story, si apre con Smooky Scream, in cui la voce di Proventek scorre come un robot che canta la ninna nanna ad un bambino rapito: le chitarre friggono, la batteria leviga stridente come bisturi per le orecchie... Malessere interiore che culla i nostri incubi. La successiva, At My Grace, ci presenta una band talmente a proprio agio con ritmi meno sostenuti, da sembrare un losco intento per ipnotizzare l'ascoltatore e sferrargli il proprio attacco, come vampiro sceso dal cielo nel buio della notte. Questo brano, infatti, non avrebbe sfigurato nella colonna sonora de La Regina Dei Dannati, accanto a nomi come Static-X, Marilyn Manson e soprattutto Deftones. Nella strofa di Shape, Proventek sembra Cobain di Even In His Youth, solo con più trapani di sottofondo e con una disperazione presente ma più...ingoiata...Comunque il brano scorre bene e resta impresso nella testa come un martello pneumatico. Ma veniamo alla quasi-title-track dell'EP, A Nice Story (una delle più apprezzate dal vivo). Torna a farsi sentire il piacere cantilenante della nenia, della filastrocca, anche se meno tranquillizzante di quelle che ci cantava la nonna. Il ritornello, invece, ha una melodia liscia, coinvolgente, sensuale, che ti si insidia nello stomaco con la potenza dell'assenzio. Un'altra traccia da puro pogo, sfrenato e inarrestabile, è la penultima traccia, Climbe And Collapse: sfreccia ripulita dalle melodie in eccesso, preferendo “eccedere” (ma anche “eccellere”) con i soliti trapani, friggitrici e martelli pneumatici. Se questa canzone fosse un appartamento sarebbe la casa/macelleria di Non Aprite Quella Porta... Un EP così denso di sensazioni, di dolore, di cure nascoste, di esorcismi e maniacali cuciture non poteva chiudersi meglio: The Mess riassume e porta all'esasperazione l'anima della band, dai rumori forsennati alle melodie, dalle tormentate esperienze grunge alle risoluzioni industrial-trance. Non consigliamo questo EP ai semplici curiosi, ma rigorosamente “obblighiamo” all'ascolto di questa band puramente italiana tutti gli appassionati del genere. DORIANA TOZZI
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