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Recensione: LE CLUB NOIR - Le Club Noir PDF Stampa Email
Martedì 24 Gennaio 2012 09:12
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Le Club Noir è un progetto nato dall’incontro tra Gianluca Veronal (voce e chitarra) e Joe La Iena (basso) nel 2007. Dopo l’ampliamento della band ed anni di collaborazione, è uscito il loro primo album omonimo, caratterizzato da un pop-rock leggero, piacevole da ascoltare, con un’ottima ritmica.

Le intro di batteria sono sempre coinvolgenti, grazie a Federico Toma,  piacevoli sono anche le partiture di pianoforte, magistralmente eseguite da Lord Boryn e vanno citati i ritornelli, che sono molto facili da ricordare.

Un album che dimostra di essere stato pensato prima di essere scritto con due fili conduttori: l’amore, un classico, ed il punto di vista critico del gruppo sul nostro tempo.

Iniziando ad ascoltare il disco, La Croce Nera è una descrizione della situazione dei giovani in un’Italia dove, per assurdo, persino i sogni ormai hanno l’IVA. Un’immagine molto forte che trasmette la disillusione nella quale siamo costretti a vivere al giorno d’oggi.

Continuando per fili conduttori, Quelli Come Noi è caratterizzato dalla collaborazione con Andrea Rock che “lascia il segno” nella seconda metà del pezzo. È facile identificarsi in quello che gli artisti esprimono perché suppongo che ognuno di noi spera, nella propria vita, di lasciare un segno indelebile in questo mondo che è Follia. Triste il testo di Non So Fare Di Meglio, dove la disillusione prende vita tramutandosi in uno sforzo nel cercar di migliorarsi che non vale la pena compiere.

Ascoltando il testo del pezzo conclusivo dell’album, Il Bel Paese, si può riconoscere subito la collaborazione con I Ministri. C’è un passaggio dall’autocritica di Non So Fare Di Meglio al sostenere con fermezza che questo Paese “non ci merita”. Qui il gruppo sperimenta anche la musica elettronica ed il risultato è decisamente buono.

Passando all’altro filo conduttore, va sottolineato che si tratta di un amore ormai finito e quasi tutti i brani  hanno qualcosa che gli accomuna: la notte. A cominciare con Stai Con Me Stanotte, nel quale si parla di questo momento difficile per chi si deve confrontare con se stesso. È quasi una preghiera rivolta alla persona amata perché, con lei accanto, ogni peggior difetto non è più un difetto.

Storia D’Amore è il pezzo in cui i protagonisti sono la batteria e cori e qui, durante la notte, l’amor perduto torna a vivere nei pensieri. Notte che ritorna, infine, ed in maniera decisamente esplicita, in Sulle Mie Labbra, in cui si canta “e nei miei sogni tornerai per rendere impossibile fare spazio per sempre, farti scivolare via da me”.

Chiudo Gli Occhi è, invece, uno di quei pezzi che colpiscono al cuore, un amore che muore per non far soffrire la persona amata, “disonesto nel giusto ma a quale prezzo”.

MARIACLELIA LABBATE

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Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 08:57