
| Recensione: FRANCESCO DI FIORE - Miniature 2011 |
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| Sabato 21 Gennaio 2012 10:40 |
![]() Miniature 2011, del musicista palermitano Francesco Di Fiore, non è il classico disco strumentale, ma un progetto artistico ben più ampio. Si tratta, infatti, di una sorta di diario musicale che racconta settimana per settimana un intero anno (il 2011) di stati d’animo, emozioni, sensazioni dell’autore. Le chiavi di lettura a disposizione di chi si avvicina a questo lavoro, cercando su web la pagina http://www.francescodifiore.com/ita/miniature2011.html, sono tre: l’audio (quindi il file mp3), lo spartito musicale vero e proprio in formato pdf e le immagini ispirate ad ognuno dei pezzi, create appositamente dall’artista Giorgio Gristina (di cui potete avere due assaggi in questa pagina, uno qui a sinistra - l'immagine per Matteo, e l'altro sotto - l'immagine per Sketch). Insomma, una vera e propria full-immersion artistica. I pezzi del progetto sono 53, uno per ogni sabato del 2011, dal primo Gennaio al 31 Dicembre. Si tratta di 36 composizioni di musica contemporanea per pianoforte solo e 17 composizioni per pianoforte a quattro mani, per un totale di 3 ore e 27 minuti di musica, accessibili in maniera completamente gratuita. In un anno succedono tante cose, si cambiano stati d’animo, si vive a volte più velocemente a volte in maniera più trascinata, a volte si è più riflessivi, a volte più impulsivi, a volte più tranquilli a volte più agitati, a volte più allegri a volte più tristi, in base agli eventi quotidiani e all’interagire con le persone che fanno parte della nostra vita. Tutto questo traspare in Miniature, che oserei definire un progetto “ che vive”. ![]() Di composizione in composizione (quindi di settimana in settimana) si passa da atmosfere più riflessive e introspettive (tradotte in musica per esempio attraverso l’uso di figure musicali di più lunga durata come le semibrevi ) come per esempio in Blank, ad atmosfere ipnotiche (ottenute con la ripetizione continua di bassi, o di un modulo ritmico, o di un frammento melodico), ma mai noiose, grazie alla varietà dinamica (per intenderci i forte, i piano, i pianissimo, etc...) come ad esempio in pezzi quali H&G, Shapes, Mist, o la parte iniziale di Matteo; passando attraverso atmosfere che richiamano immagini cinematografiche per esempio in White, Green, Rain, Mosaic, Solstice... che sembrano composizioni scritte per essere utilizzate come soundtrack. Lo stile è quello post-minimalista, si sentono infatti qua e là rimandi ad autori come Ludovico Einaudi o Michael Nyman. Un lavoro ricco, quindi, fatto di tanti piccoli “momenti” da ascoltare, analizzare, guardare e assaporare. Un'esperienza interessante, sicuramente da provare. CINZIA DASCOLI
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Gennaio 2012 11:00 |



























