
| Recensione: VERSUS - Retròattivo |
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| Mercoledì 21 Dicembre 2011 17:52 |
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Il titolo è la chiave di lettura dell’intero album: influenze psichedeliche degli anni ’70 rivisitate in chiave moderna, attuale, attiva. Ne è prova già la prima traccia Titoli Di Coda, che t’incatena allo stereo: l’impressione di un collage di battute cinematografiche si rivelerà, a fine ascolto, l’unione dei versi finali delle canzoni che compongono l’album. Un lavoro di sperimentazione che prosegue per tutto l’album: cenni minimi di elettronica e melodie lineari si integrano perfettamente con i testi, poetici ed ironici al punto giusto. Un gruppo fortemente influenzato dai Pink Floyd, che però non risulta certamente datato: ascoltate Melody Pops: cori celestiali e fischiettii incorniciano una ben riuscita fotografia dell’attualità; Stare Alzati è invece, azzardando ma non troppo, la canzone floydiana per eccellenza: un perfetto equilibrio tra synth, poesia ed integrazioni filmiche. Ma l’amore per la sperimentazione non sarà sicuramente di sola influenza d’oltremanica: la lezione sarà infatti sicuramente assorbita anche da Franco Battiato, a cui sicuramente testi e melodie devono molto. È un album “filmico”, non solo per le evidenti influenze strumentali di Ennio Morricone, ma soprattutto poiché, ascoltandolo, si ha davvero l’impressione che ogni canzone possa essere il brano che esprime le riflessioni e le verità finalmente rivelatesi all’eroe. E se proprio si deve trovare un difetto a questo disco, che ti fa fluttuare in un mondo etereo e luminoso, è che t’illude che questa piacevole atmosfera possa durare in eterno, quando invece la durata dei brani è troppo corta per riuscire a lenire tutte i tagli che la realtà ti lascia addosso. CLAUDIA MENOLASCINA |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Dicembre 2011 11:37 |


























