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Recensione: TILT- L'Evoluzione Delle Ombre PDF Stampa Email
Sabato 10 Dicembre 2011 14:40
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Il pop rock italiano (quello buono) dei Tilt


L’album d’esordio dei Tilt, L’Evoluzione Delle Ombre, non tradisce le aspettative.

Del resto se un’etichetta storica come la Mescal (che ha prodotto, tra gli altri, Afterhours, Bluvertigo e Carmen Consoli), ha scommesso sulla giovane band emiliana, un motivo c’è.

L’album regala una prova di sano pop rock italiano, sobrio ed efficace. Le sonorità riportano, in molti pezzi, all’esperienza dei Velvet, soprattutto in Pallida, Come Se e Quello Che Resta.

Ed effettivamente anche la voce di Luca Ferro assomiglia non poco a quella di Pierluigi Ferrantini.

Paura Mai, singolo che ha fatto conoscere il gruppo al mondo radiofonico lo scorso autunno, è una sontuosa ballata innaffiata da un sapiente uso di piano e archi.

Le intimistiche atmosfere di Andarsene Via e Universo, ricordano un altro talento nostrano come Marco Notari.

Scie Chimiche, presenta uno sferzante testo di denuncia, che racconta di un mondo ormai schiavo del denaro, nel quale viviamo come se fossimo soltanto numeri, incapaci di produrre idee. Il pezzo ci sorprende con un sound più aggressivo, molto assonante a quello di Lenny Kravitz.

Poi, si torna alla dolcezza, con Angelo (che parla del sentirsi inadeguato in una relazione di coppia), e la lamentosa Luminosa (quasi una preghiera d’amore).

In Mezzo Alla Nebbia spiega quanto possa essere complesso anche semplicemente l’esercizio di andare avanti, e di quanto siano spietate le lezioni più preziose che la vita ci impartisce. È una ballata elettrica che potrebbe essere collocata in coda ad un album degli American Hi-Fi.

Non c’è che dire, sentiremo molto parlare dei Tilt.



ALFIA DE MARZO

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Ultimo aggiornamento Martedì 13 Dicembre 2011 12:58