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Recensione: AEMAET – Muse Of Lust (Zimbalam) PDF Stampa Email
Venerdì 07 Ottobre 2011 09:02
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Bentornati negli anni 90! E’ la prima cosa che viene in mente ascoltando gli Aemaet. I cinque ragazzi di Itri suonano un chiaro e lampante post-grunge che sembra provenire direttamente dal profondo della seconda metà degli anni 90. Una scelta musicale non facile da proporre negli anni dieci del XXI secolo, ad ormai più di quindici anni dall’avvento del post-grunge e dalla fine del movimento musicale di Seattle.

Questo Muse Of Lust è il primo vero EP della band laziale, ma mostra già una chiara visione di intenti del gruppo. Sin dai primi minuti d’ascolto dell’opening track Apathy si capisce già molto di questo gruppo: sound, come abbiamo detto, tipicamente di matrice post-grunge, con il basso plettrato e lievemente distorto di Cristian Ciccone, le chitarre di Matteo Ciano e Stefano Meschino sono molto ben arrangiate e producono ottimi arpeggi e riff d’atmosfera, che vengono fuori sempre al momento giusto, sono davvero molto di impatto e d’effetto nell’economia generale dei brani.

Molto lineari e semplici i groove di batteria di Stefano di Russo, ma d’altronde è proprio il genere a richiedere questo tipo di approccio. Infine, c’è Cristian Suardi che con la sua voce sembra volersi avvicinare proprio al fantastico Aaron Lewis. Tecnicamente Cristian è molto preparato ma gli manca quel timbro carico di pathos, singolare ed unico come quello di tutti i grandi artisti grunge e post-grunge, dal momento che, per questo genere, più che la tecnica conta la capacità espressiva e di coinvolgimento della voce; ad ogni modo Cristian Suardi, assieme a tutti gli Aemaet, fa comunque un ottimo lavoro.

Tutti i brani dell’EP presentano una struttura compositiva molto standardizzata e lineare, senza grosse sperimentazioni: l’intero lavoro scorre sui binari tracciati dal genere.

In alcuni brani è presente l’inserto di qualche synth o di qualche tappeto di archi; in particolar modo in Slumber notiamo la presenza quasi ossessiva di tappeti di synth che a dire il vero non colpiscono granché per via di una scelta di suoni davvero poco elegante, che sembra più consona per qualche album gothic metal…

Buona e d’effetto la parte introduttiva di piano e voce della ending track Tarnowska, probabilmente il brano più ispirato e riuscito dell’intero EP.

Gli Aemaet presentano un lavoro che guarda al passato e ripropone con estrema fedeltà il genere post-grunge, senza tentare di modernizzarlo o innovarlo particolarmente, salvo qualche piccola eccezione. Nonostante questo il prodotto finale è di buona fattura è può piacere molto a tutti i nostalgici degli anni 90 e a tutti gli amanti del genere alla Staind.

Agli Aemaet diciamo di continuare a lavorare sui synth per proporre suoni più ricercati e d’atmosfera, inoltre si consiglia un approccio al genere meno ortodosso e ancora più aperto alla sperimentazione sonora ed anche compositiva, perché si nota che le capacità e la possibilità di evolversi c'è tutta.

In bocca al lupo!

Per ascoltare o contattare il gruppo visitate: www.myspace.com/aemaetband


GABRIELE CARUOLO

Commenti (2)
  • Anonimo  - ?staind?

    ma che c'entrano gli staind? non mi sembra ci somiglino molto

  • Gabriele Caruolo  - Staind perchè no...?

    Caro anonimo forse degli staind conosci le solite tre, quattro canzoni basta sentire i primi due album Tormented e Dysfunction per cogliere le analogie. Gli Aemaet si discostano un po' dal post grunge di quindici anni fa (e ci mancherebbe) ma alla fine togliendo qualche synth e qualche coro siamo li. Loro stessi su facebook citano soundgarden, alice in chains e Tool come gruppi di riferimento (imho dei tool non hanno nulla), questi tre gruppi sono anche gli stessi gruppi che gli Staind hanno da sempre come riferimento lo testimoniano le varie cover di Nutshell e Sober.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Ottobre 2011 10:56