
| Recensione: ASH IN GRAIL - EP |
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| Lunedì 19 Settembre 2011 13:13 |
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Un buon esordio per questi ragazzi veneti, che riescono nel non facile compito di realizzare un prodotto composito, ascoltabile, fluido e in alcuni momenti di dannato rock come si deve, le cui influenze sono rintracciabili in modo evidente all’interno delle sei tracce proposte, più come tributi inconsci che non come tentativi di emulazione. Il debito nei confronti di gruppi come Metallica e soprattutto Motorhead risulta ad esempio evidente in On Your Skin, seconda traccia dell’EP. La voce raschiata e viscerale si sposa perfettamente con le variazioni di dinamiche che alternano momenti di violenza rauca a dissonanze un po’ commerciali ma perfette nel contesto, che assolvono pienamente al proprio compito. Qua e là si notano delle imperfezioni di registrazione e qualche sbavatura, come nell’assolo di basso, per altro notevole a livello di idee, di Jackhammer, brano introduttivo dell’album, che ha un inizio folgorante ed un ritornello orecchiabilissimo. Ma per il resto, si possono godere momenti di sano rock da ascoltare all’unico volume possibile: il MASSIMO. Non si può certo chiedere a questi ragazzi di rinnovare un genere che è stato battuto così tanto e da così tanti artisti di qualità indiscutibile. Molte delle scelte di arrangiamento suonano come già ascoltate e riascoltate, come i cambi di tempo di Runnin’ Back, o la scelta di versi stereotipati e di un assolo a due voci che è diventato il marchio di fabbrica degli stessi Avenged. Ma si va oltre tranquillamente. Se c’è una cosa della quale ci si può, invece, lamentare, questa è la durata dei pezzi, in alcuni casi eccessiva, che non mostra evoluzioni capaci di non far avvertire la scelta di far durare un brano sei minuti e mezzo. A volte è meglio accorciare per non ripetersi. ma è un problema di “genere”, e quindi non imputabile soltanto ai nostri Ash. Nel complesso non si può non avere un giudizio sufficientemente positivo per questo gruppo, che ha il merito di svecchiare un po’, in Italia, un genere che non aveva ancora cavalcato le novità offerte nello stesso campo dalle compagini d’oltreoceano, che negli anni 2000 avevano riproposto questo ritorno ai riff coinvolgenti e sonorità in pieno stile trash metal. Da consigliare a tutti coloro i quali vanno in giro con magliette con stampe di gruppi metal, gilet jeans strappato con toppe di band e capelli lunghi pronti all’ head banging… insomma, a tutti coloro i quali sono cresciuti ascoltando metal e che hanno voglia di scoprire qualcosa di nuovo, senza abbandonare la tradizione.
DANIELE MORGESE |
| Ultimo aggiornamento Martedì 27 Settembre 2011 22:00 |


























