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Recensione: TV LUMIERE – Addio! Amore mio PDF Stampa Email
Martedì 13 Settembre 2011 13:55
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Addio! Amore Mio
è il terzo lavoro dei TV Lumiere, un album molto interessante in cui la sperimentazione sonora la fa da padrona.

Suoni distorti e strazianti si alternano a suoni più dolci e melodici accompagnati da una voce bassa e austera che accompagna quasi tutti i passi dei brani, tranne per alcune lunghe aperture strumentali.

L’atmosfera di tutto quasi tutto l'album è cupa e malinconica e le chitarre sono cariche di effetti, soprattutto riverberi e delay, con i quali riescono a dare molta profondità ai brani. Questa è certamente una nota molto positiva, perché le tracce, il più delle volte, superano i cinque minuti di durata e quindi è facile intravedere la monotonia dietro l'angolo. Invece i TV Lumiere riescono a non annoiare mai, soprattutto grazie ai riff spesso intriganti e massicci e grazie ai frequenti giochi tra i timbri dei vari strumenti, con interessanti inserti di violini, pianoforte, percussioni ecc. nell'arrangiamento del brano. 

Il talento musicale di questi musicisti è fuori discussione e anche il gusto personale per la composizione è certamente alto, come si può notare dalla scelta dei campioni di A.M.A.N.O.

La voce, però, anche se intonata e senza sbavature, potrebbe risultare un po’ monotona, dato che tende ad essere spesso piatta; inoltre, in certe parti, la stessa voce è stata doppiata con una linea melodica molto simile, il che non fa altro che impastare ancora di più le frequenze ed alcune frasi risultano poco comprensibili. Questo porta l'ascoltatore a concentrarsi quasi esclusivamente sulla voce, per cercar di capire il testo, tralasciando l’ottima cura degli arrangiamenti.  

C'è un'eccezione che conferma la regola, però, e la troviamo nel brano Da Quando Mi Hai Abbandonato, in cui l’impostazione del cantato diventa più dinamica e si alterna ad una voce femminile che ne aumenta la forza e la melodia. 

L’unica traccia che mi è risultata difficile ascoltare, anche dopo diversi ascolti, è la conclusiva I Sette Giri Del Corrente, in cui la voce sfiora la stonatura più volte, cercando di seguire la dissonanza della chitarra, e la metrica vocale risulta un po’ lagnosa; sicuramente questa è una traccia non necessaria all’album.

I testi, in italiano, sono molto curati e incastrati mirabilmente nella articolata rete dei brani.

In definitiva c’è tanta sperimentazione e tanta qualità. Sicuramente un album da ascoltare in totale rilassamento e apertura mentale.



DANIELE DI LERNIA

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Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Settembre 2011 13:15