il circo non fa bene ai bambini
Sito Antirazzista
Home icon Home»Musica»Recensione: GLI IMPOSSIBILI - Senza Ritorno
Recensione: GLI IMPOSSIBILI - Senza Ritorno PDF Stampa Email
Lunedì 12 Settembre 2011 12:43
AddThis Social Bookmark Button

alt
Senza ritorno
è il secondo album, interamente autoprodotto, della band punk-rock milanese Gli Impossibili. Attivi incredibilmente già dal 1994, questi ragazzi sanno davvero il fatto loro.

Il cd è composto da 13 brani della durata media di 2.30 minuti, durata secondo me ottima per facilitare l’ascolto, soprattutto in un genere che potrebbe risultare musicalmente monotono alle orecchie non esperte.

Questo lavoro sembra essere a tutti gli effetti, ad eccezione di qualche traccia esplicitamente più spensierata, un album di protesta e di denuncia. Le tematiche affrontate nei brani sono le più disparate: si va dalla aspra critica ai costumi milanesi nella traccia di apertura chiamata Milano, all’attualissimo problema del gioco d’ azzardo in La Febbre Del Gioco, passando però per brani più autobiografici come Alice e Sangue Freddo.

Ascoltando i testi così impegnati, mi sono tornati alla mente i Boy Set Fire, grandissima band post hardcore statunitense formatasi, come i nostri Impossibili, nel lontano 1994.

L’impatto di ogni traccia è duro e la sezione ritmica è sempre serrata e con pochi spazi di apertura, come richiesto dal genere d’altronde; le chitarre, a mio avviso, pur essendo sempre presenti, potrebbero dare di più in termini di fantasia di accordi; la batteria in sé è precisa come un orologio e non risulta monotona.

I testi sono molto curati, chiari e diretti e le rime non risultano affatto forzate. Appoggio pienamente la coraggiosa scelta del cantato in italiano, che rende i brani più comprensibili nel complesso. Anche i cori sono curati, a parte qualche nota sugli alti che sfiora la stonatura senza però inciamparci (evidentemente una scelta voluta dalla band per tenere fede alla loro anima punk).

In definitiva un buon album, che dimostra una grande sicurezza nell’esecuzione e nell’interpretazione dei brani anche se, come tutte le band di questo genere, dovrebbero essere viste anche dal vivo per apprezzarle totalmente, perché proprio sul legno del palco i brani esprimono la loro vera essenza punk e il cd diventa relativo.

Unica piccola pecca, a mio avviso, risulta essere la copertina dell’album, che rappresenta i tre musicisti a bordo di tre rispettivi caccia con sullo sfondo una grande esplosione; beh, credetemi, è molto simpatica, ma per rendere onore all’album si poteva sicuramente fare di meglio.

Da segnalare, una coraggiosa cover, presente nel disco, del famoso brano di Franco Battiato intitolato Voglio Vederti Danzare, egregiamente convertito in chiave punk-rock, non risulta, infatti, volgarizzato, nella reinterpretazione in un genere così poco formale.

DANIELE DI LERNIA

Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Settembre 2011 16:58