
| Recensione: IL CLUB DEI VEDOVI NERI – Dodici Storie Nere |
|
|
|
| Domenica 28 Agosto 2011 16:41 |
|
Mai nome scelto per un gruppo, in questo caso per un duo, fu più consono ed adeguato: quanto sono Neri questi Vedovi! E pensare che l’incipit di Letizia, brano d’apertura dell’album, fa pensare davvero a tutt’altro. Viene in mente quel piacevole rock anni '60, vuoi per i cori, vuoi per la linea vocale del primo ritornello che richiama incredibilmente canzoni come Ragazzo Triste o Bambina Sola, tanto da portare la mia mente ad immaginare abiti fascianti, capelli cotonati, ciuffi ribelli, sesso libero, in pieno stile Piper, che, come tutti voi saprete, è il celebre locale della capitale, simbolo di quegli anni. Poi le parole mi sorprendono. Sinceramente mi inquietano. Solo allora leggo il nome dell’album: Dodici Storie Nere. Oddio, forse è il caso, prima di andare avanti ad ascoltare il resto del cd, di capire con chi ho a che fare. Un progetto che associa a composizioni armoniche variegate e ben strutturate, una serie di testi che, mi perdoni l’autore, sono di un macabro, di un oscuro, ma anche di un'angoscia e banalità che alle mie orecchie annullano o quasi il valore artistico dei brani. Sarà che prendono spunto e giustificazione dalle ballad noir di influenza americana, ma, lo dico davvero con dispiacere e con amarezza, e con un minimo di coscienza da laureato in lettere, mancano di poesia, di ardore, e a volte rischiano di cadere nel ridicolo. Sono dodici storie di morte, di omicidi, di sofferenza e di ingiustizie affogate nell’alcool, raccontate facendo ricorso ad immagini standard e a rime forzate. Diavolo, dodici!!! Una dietro l’altra!!! Sinceramente mi sembra veramente un’esagerazione. Ed è davvero un incredibile peccato, perché distruggono completamente la bellezza delle dinamiche acustiche, degli arrangiamenti, di qualità elevata, se non addirittura elevatissima. E’ come ispirarsi ad un concept album di De Andrè e finire con il risultare paradossali e al limite della parodia (per un attimo ho anche pensato che si trattasse di una colossale presa per i fondelli). Un esempio su tutti: In Presto O Tardi, una ballata che con un altro testo sarebbe stata splendida, il protagonista è un povero e smunto becchino che presto o tardi dovrà sotterrare tutti per potersi sfamare. So che potrà sembrare una performance di arroganza e supponenza, ma provate voi ad ascoltare, tutto d’un fiato, dodici brani, per un totale di quaranta minuti, in cui si susseguono le vicende di un violinista serial killer, di suicidi, di donne con il cuore a pezzi... È ovvio allora uscirne infastiditi, soprattutto quando si ha di fronte un musicista con del talento, il cui lavoro è rovinato da testi così fuori contesto. La cosa diventa ancora più incredibile perché i brani sono cantati in maniera davvero ineccepibile, e anche il timbro vocale particolare non è affatto male. Ma questo non fa che acuire una volta di più il dispiacere. Qualche recensione fa ho scritto che la musica ha il pregio di essere un'esperienza pre-letteraria. Sì, è vero, lo penso ancora, ma a tutto c’è un limite. Se questi due ragazzi abbandonassero questa scelta forse un po’ troppo pretenziosa e di una letterarietà supposta ma non oggettivamente certa, e lasciassero emergere parole ed emozioni nuove, allora potrebbero diventare qualcosa di intrigante. Fino ad allora, con sommo dispiacere, terrò ben lontano il loro album dalle mie orecchie. DANIELE MORGESE
Commenti (31)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
Joomla components by Compojoom
|
| Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Settembre 2011 13:36 |



























Presto o tardi... accadrà che.... auto etichettarsi laureati in "qualcosa" smetta di fungere da patente per poter dire qualsiasi cosa e criticare il lavoro altrui.... senza cognizione di causa, ma soprattutto senza cadere in "Auto trappole interpretative da BAR " ...qualcuno ha mai spiegato a questi letterati dell'ultima ora che la critica è di per se parte integrante dell'arte e che se un artista cerca di esprimere la parte buia del mondo ... se ne ride di chi si scandalizza per essere stato provocato da quello stesso orrore che fa parte della vita... TU DA LAUREATO ..SEI CADUTO NELLA TRAPPOLA DELL' ARTE !!!! chi ti ha laureato? ( con tutto il rispetto per lui ) Caccamo?? Qualcuno ha spiegato a questi letterati da sussidiario didattico ... che è proprio lì la massima espressione dell'arte ? ..
Signor "Tumistuffi" della letteratura Italiana hai mai letto (ad esempio) il Titus Andronicus?? .... "ma che te lo chiedo a 'ffà " ?? e scusa l'espressione dialettale.. se volevi fare una esegesi... avresti dovuto perlomeno evitare troppi giudizi personali... se volevi dare un giudizio personale: potevi tenerlo per te... normalmente la critica è pudica in questi frangenti... Qualcosa mi dice che il "Virus Sgarbi !è molto più diffuso e contagioso di quanto si immagini... Anna Nasci