
| Recensione: ONE DIMENSIONAL MAN - A Better Man |
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| Venerdì 19 Agosto 2011 10:11 |
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Ora, i One Dimensional Man non sono il Teatro Degli Orrori, teniamolo bene in mente. E Capovilla ha dimostrato di non essere il tipo da adagiarsi sugli allori (tant'è che decide persino di non occuparsi dei testi e delegare la questione al pittore e poeta australiano Rossmore James Campbell). Annuncia il ritorno in studio dell'uomo a una dimensione (ricordate Marcuse?), ed eccoci qui con queste nuove 11 tracce per quaranta minuti di musica. E non poche sorprese. È un meccanismo psicologico piuttosto abituale aspettarsi da una nuova prova musicale quegli aspetti che ci hanno fatto amare o odiare le prove passate. Nel nostro caso, quel mix incendiario e abrasivo di Jesus Lizard e blues malato, stilemi non certo di moda all'epoca, e di certo neanche adesso, e che personalmente ho sempre ritenuto di grande efficacia. Bè, voi immaginate lo shock di trovarsi come intro un duetto maschile/femminile adagiato flebilmente su un accompagnamento pianistico, che sfocia del riff para-Tool di Fly, il cui groove intrinseco dà occasione ai tre di piazzare nel bel mezzo del pezzo una parte elettronica con tanto di incedere di percussioni e synth che non starebbe male nelle parti più rockettare dei Chemical Brothers... E se altrove il santissimo noise e le lezioni dei Jesus Lizard rimangono gli archi di volta su cui sviluppare il discorso (magari con un approccio à la And You Will Know Us By The Trail Of The Dead), come in A Measure Of My Breath (coadiuvati dal chitarrista degli Unwound) o nell'incedere psicotico di A Hungry Beast (con il cantante degli Oxbow), è la parte finale dell'album a riservare le sorprese maggiori, con la minimale e desolata Too Much, la cover pseudo-electro di Face On Breast di Scott Walker o l'incursione in territori che sembrerebbero cari ai Current 93 di A Strange Disease. Tirando le somme, che i tre abbiano voglia di sperimentare pare cosa palese. E se qua e là salta fuori qualche calo di ispirazione, o qualche trovata non proprio eccelsa, l'abilità con cui il gruppo riesce a passare tra registri diversi è altresì indubbia. La categoria "disco di transizione" emerge però spontaneamente pensando a questo A Better Man (La Tempesta Dischi), nonostante quest'ultimo offra di più di quanto di solito la categoria suggerisca. E che lascia, oltre a un set di pezzi decisamente interessanti, una gran curiosità per come si evolverà la cosa.
FRANCESCO CAPUTO |
| Ultimo aggiornamento Domenica 28 Agosto 2011 12:35 |


























