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Recensione: ATOME PRIMITIF - Three Years, Three Days PDF Stampa Email
Martedì 02 Agosto 2011 14:40
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Il trip-hop come categoria dello spirito. Non si può che partire da qui per parlare dell'album di esordio dei capitolini Atome Primitif (Three Years, Three Days- Urban49 Records).

Trip-hop inteso più come mood e come attitudine che come reale utilizzo degli stilemi e strumenti che resero il genere popolare e prolifico tanti e tanti anni fa.

Va a finire così che le dosi massicce di dub ultraterreno dei Massive Attack o l'indolenza hip-hop dei Portishead vengono riformulate secondo un'etica/estetica tipicamente alternative rock, coadiuvata nel suo agire da un'elettronica non troppo invadente e che spesso fa riferimento a certe esperienze tipicamente nord-europee.

Diciamo che l'esperimento è interessante di per sé. Se poi vien fatto con tutti i crismi del caso, con una più che buona capacità compositiva, e se il tutto viene legato e tenuto insieme da una voce splendida come quella della Azzurra Giorgi, siamo a cavallo.

La particolare cifra stilistica adottata dai nostri, li spinge inoltre ad approdare a lidi inconsueti, facendo oscillare l'album tra una vena fortemente psichedelica, felpata e attutita (che risente ad esempio di alcuni episodi dei Lamb), e momenti di furia para-metallica, tirando paradossalmente in ballo nomi come Pitchshifter o Killing Joke penultimo periodo (indicativamente dalle parti dell'omonimo del 2003): ascoltatevi Machine, con i suoi urticanti impulsi industrial e poi ditemi. Certo, si storce un po' il naso quando le cose prendono una deriva à la Evanescence, o si indugia troppo in certe situazioni affini a certo goth-"popular". E alla lunga le soluzioni adottate soffrono di una certa ripetitività di fondo. Ma per essere un esordio (anche se non sembra tale, vista la cura infusa nella costruzione dei pezzi) direi che non si può che essere soddisfatti.

E buon Karmacoma a tutti.


FRANCESCO CAPUTO

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Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Agosto 2011 12:01