
| Recensione: BIANCO - Nostalgina |
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| Martedì 26 Luglio 2011 13:41 |
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E non possiamo negare come effettivamente da questi decadenti e privi di speranza anni zero (“cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zero”, diceva Qualcun Altro – qualche altro nome a caso, Vasco Brondi, ossia Le Luci Della Centrale Elettrica) sia sorta tutta una generazione di musicisti che, cuore in una mano e cinismo nell'altra, sta esprimendo con livida lucidità ciò che ci accade intorno. A questa ardita schiera di artisti, si aggiunge di diritto il torinese Bianco, con il suo album d'esordio Nostalgina e i suoi tredici pezzi di cantautorato moderno. Uno sguardo disincantato ma al contempo appassionato, emerge dalle spire di un songwriting non particolarmente innovativo, ma costruito con una cura dei particolari e una ricerca della semplicità espositiva davvero ammirevole, che fa girare a dovere i meccanismi emozionali del disco. Tra suggestioni indie, un parsimonioso uso dell'elettronica (la folktronica di Arpeggi E Sigarette), e qualche episodio più borderline (il ben riuscito reggae scarnificato e sbilenco di Lavorare), l'estro minimale ma incisivo del cantautore si dipana in testi semplici con un personalissimo stile. Con una prima parte da incorniciare (tra cui il singolone Amiamole) e una seconda che accusa di qualche calo compositivo e testuale (Tre Passi Avanti è una “celentanata” abbastanza superflua), Nostalgina è un disco che si fa voler bene sin dal primo ascolto, ricco di atmosfere intime e quadretti memorabili.
A basso profilo, ma ad alta qualità. FRANCESCO CAPUTO
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| Ultimo aggiornamento Sabato 30 Luglio 2011 14:23 |


























