
| Recensione: I TRENI ALL'ALBA - 2011 A.D. |
|
|
|
| Martedì 19 Luglio 2011 12:17 |
|
In altre parole siamo di fronte ad una proposta musicale radicalmente estranea al già sentito, quasi completamente priva di ogni riferimento con il passato. Chiunque si avvicina a questo 2011 A.D. compie un vero e proprio salto nel buio, tuffandosi in un ascolto in cui non troverà riferimenti e linee guida. Non ci resta, quindi, che chiudere gli occhi, inspirare, espirare, schiacciare il tasto play e lasciarci trasportare completamente dalla musica, senza freni inibitori e senza barriere di pensiero. Dopo una breve intro si entra nel vivo della proposta musicale del quartetto. Abbastanza omogenea come atmosfera la triade iniziale, formata dai brani Attila, L’Arte Della Guerra e Il Demone, che si pongono come pezzi in grado di spalancare i nostri orizzonti direttamente sul variegato e complesso mondo de I Treni All’Alba. Dall’ascolto di questi brani cogliamo già tutte le caratteristiche portanti dell’ensemble: intricati ed elaborati dialoghi chitarristici tra le sei corde di Paolo Carlotto e Daniele Pierini, un solido tappeto melodico intessuto dalle dita di Sabino Pace al piano e tastiere e un complesso groove sostenuto interamente dalla batteria di Felice Sciscioli. Queste tracce scorrono via piacevolmente e si lasciano ascoltare più che volentieri, anche se ad un primo, un secondo e anche ad un terzo ascolto rimane forse poco in mente della melodia ascoltata, ma probabilmente è proprio questa la volontà de I Treni All’Alba: non martellare l’ascoltatore con ripetitivi riff pre-confezionati ma riuscire a narrare qualcosa di nuovo, complesso e sfuggente. Dopo questa triade iniziale ecco stagliarsi innanzi a noi il classico brano prog d’altri tempi: otto minuti e più di complessi riff, ritmiche sincopate e atmosfere cangianti e variegate. L’Apocalisse, questo il nome del brano, è senz’altro il fulcro, la colonna portante di quest’album, il pezzo che indubbiamente estrinseca meglio la grande vena artistica e musicale del gruppo. Non c’è un solo momento che annoia o passa inosservato in tutti gli otto minuti del pezzo, anzi, ascoltandolo, vi sembrerà di non aver mai speso meglio otto minuti del vostro tempo. Tempi Moderni? è un altro brano molto complesso, creato su atmosfere dissonanti e suoni più cupi, profondi e ruvidi. Molto bella e avvincente la parte finale del brano, anche se proprio nei momenti più spinti come questo si sente la chiara mancanza di un basso che possa completare e amalgamare il groove. Sul finire dell’album troviamo Distrettotredici, brano quasi pinkfloydiano, contraddistinto da un lungo crescendo iniziale ben sostenuto dai tappetti bassi e cupi delle tastiere. Streghe, infine, è un brano sicuramente bizzarro: per metà folk-rock italico dal tono quasi scanzonato ma con un’anima triste e oscura e per l’altra metà un pezzo progressive metal, praticamente in stile Opeth. Come già anticipato, non è impresa facile trarre le somme di questo 2011 A.D.. Di oggettivo c’è di certo l’incredibile bravura tecnica e compositiva di tutti i membri del quartetto, musicisti davvero molto preparati e talentuosi. L’unico appunto che ci sentiamo di fare a questo gruppo è legato alla mancanza di un bassista: ad onor del vero, per buona parte dell’album non si sente troppo la mancanza del basso, però vi sono alcuni frangenti in cui si sente davvero troppo questo vuoto e quindi, secondo noi, urge trovare un valido musicista per allargare in questo senso la formazione. In definitiva, siamo di fronte ad una proposta musicale davvero complessa, poliedrica, intellettualmente alta ed elitaria, pertanto ogni amante dell’arte e della buona musica che ancora esiste e resiste nel nostro tempo deve assolutamente rendere omaggio a I Treni All’Alba ed acquistare senza indugi quest’album, 2011 A.D., che rappresenta, senza giri di parole, il culmine del progressive strumentale nostrano. GABRIELE CARUOLO |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Luglio 2011 10:56 |


























