
| Recensione: NICO GRECO - Blue Like Santa Cruz |
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| Mercoledì 06 Luglio 2011 10:49 |
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Un'ideale fusione tra Bob Dylan e Tom Waits approfondita da gradevoli sperimentazioni su nuovi percorsi attraverso le strade del folk cantautoriale, del blues e addirittura delle ballad tipiche di certo grunge anni '90. Questo, in breve, delinea i contorni di Blue Like Santa Cruz, secondo lavoro di Nico Greco and His Band, cantautore italiano d'origine (molisano per la precisione) ma ben presto trasferitosi oltre i confini del Belpaese, probabilmente anche a causa di questa sua innegabile passione per suoni e umori di derivazione anglo-americana. L'apertura è affidata ad uno dei momenti più ritmici dell'intero disco, My Will To Live, in cui la voce di Nico Greco graffia come il whiskey sulla gola, dando più o meno la stessa sensazione di giramento di testa. Più chitarristica la seconda traccia, A Part Of Happiness Two Parts Of Whiskey (ma allora avevamo ragione sull'impressione del brano precedente!), in cui il chorus giunge fresco e cantabile come il ghiaccio nel bicchiere. Ancora più intima l'atmosfera di My Mother, un brano suonato con una sola chitarra e cantato con un filo di voce, un po' come quelle canzoni belle da suonare in completa solitudine, di notte, per affogare in esse i pensieri negativi, esorcizzarli e raggiungere il Nirvana, la pace interiore. She è un brano ipnotico, in crescendo, come un unico loop che si sviluppa e aumenta d'intensità restando sempre fermo su se stesso, come una danza infernale che parte leggera e diventa sempre più ostinata ed ossessiva. Più cantabile No Borders, tra i momenti migliori del disco, con un ritornello semplice ed incisivo mentre la successiva, I'm Walking Alone, è una canzone decadente, malinconica, che ricorda certe ballad acustiche di gruppi come Nirvana o Alice In Chains, anche se, ad onor del vero, con meno graffiante dolore e più rassegnazione nella voce. Da canticchiare sotto la doccia le simpatiche Sing With Me e Summer In Harlem, entrambe innegabilmente di matrice dylaniana. E c'è poco altro da aggiungere. Il fumante blues-rock da taverna malfamata torna con The Deep White Light And The Deep Blue Sea... e un altro bicchiere di whiskey scende bruciando la gola. Old Time Music ci riporta all'intimità sonora di alcuni brani di inizio disco, come una dolce nenia che scorre via, lasciando il passo a This Is All Right, che sulla scia di No Border, si pone tra i momenti più interessanti dell'album, nonché ultimo episodio ritmato, prima di chiudere con la dolce Red River, come onirica poesia dal sapore amaro, che si chiude con uno splendido ritornello in cui la voce di Nico Greco diventa delicata e liscia come poche volte in tutto l'album. Complessivamente un disco scorrevole, lungo i suoi dodici brani che scivolano via in poco più di 45 minuti, lasciando nella mente, alla fine, un tappeto sonoro piuttosto piatto e senza grandi ricordi infuocati da qualche passione, positiva o negativa che sia. In realtà, Blue Like Santa Cruz è un disco ben suonato e partorito con ottime intenzioni (si pensi a No Borders, che ricorda alcuni episodi di Eagle Eye Cherry, oppure la filastrocca folk di Sing With Me), però la perizia tecnica non basta a rendere memorabile un episodio più degli altri. Forse un tocco di personalità in più negli arrangiamenti e, se la scia da seguire dev'essere quella dylan-waitsiana, testi di maggior impeto narrativo, possono rendere questo “discreto cantautore” un “ottimo cantastorie”.
DORIANA TOZZI |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Luglio 2011 14:06 |


























