
| Recensione: LOVEBIRD - Ogni Re |
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| Mercoledì 29 Giugno 2011 08:25 |
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L’incipit è incisivo, grazie al pezzo d’apertura Euforia, che è anche il primo singolo estratto dall’album. Ma è con Niente Ormai che si raggiunge l’apice. Un brano che alterna velocità e potenza a pause funzionali all’esplosione di un ritornello orecchiabile e capace di trascinare chi lo ascolta, tanto da far venir voglia di ascoltarla live solo per poterla cantare insieme a loro. Fin qui le note positive di un prodotto che, però, sul lungo andare, finisce con il peccare di poca originalità, soprattutto nel cantato, che ripropone dinamiche molto simili, e che cala nell’incedere delle tracce. Delude soprattutto il pezzo che dà il titolo all’album, Ogni Re, dove sembrano prevalere le influenze rock americane di gruppi come gli Alter Bridge, e che vede la voce faticare e scivolare in più di un’occasione. La cover di Break On Through dei Doors, per quanto apprezzabile come omaggio, si rivela poco azzeccata. Bisogna arrivare a Tempo e Anche Se, per ritrovare spunti apprezzabili che permettono di ritornare sui livelli dei primi brani, fino alla conclusione, con la pregevole Le Cellule Di Clara, unica variazione di stile, che chiude un prodotto apprezzabile, gradevole, capace di alternare trovate originali a momenti di rock fin troppo omologato e prevedibile. La scelta del cantato in italiano è lodevole ma è allo stesso tempo un azzardo, perché si rischia di assomigliare a qualcosa di già ascoltato o di risultare banali, ma i Lovebird riescono a non cadere in nessuno di questi cliché.
Insomma, un buon primo passo che mostra del potenziale notevole. Da tenere d’occhio.
DANIELE MORGESE |
| Ultimo aggiornamento Martedì 05 Luglio 2011 14:52 |


























