
| Recensione: SONGS FOR ULAN - The Globe... |
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| Lunedì 27 Giugno 2011 13:56 |
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Notte fonda, sigaretta accesa, bicchiere di whisky e un sottile ma palpabile filo di disperazione. Immagine stereotipata, cristallizzata quanto volete, ma che rende bene l'idea di cosa potreste trovare in questo disco. Pietro De Cristofaro traghetta i suoi Songs for Ulan verso il terzo album, intitolato The Globe Has Spun And We're All Gone (Stoutmusic), portandosi dietro fantasmi di ogni sorta, incatenati a una solida base folk. Ma non solo di ballate stiamo parlando, visto che il lavoro spesso e volentieri (e forse rappresentano i momenti migliori dei dieci pezzi in tracklist) deborda verso suggestioni più elettriche e scosse da tremiti lo-fi o blues. Il risultato è una mezz'ora di musica cruda, tra atmosfere tese e improvvisi slanci d'animo. Si parte calmi, con la chitarra acustica e il rumore delle onde in I Come After Love, e si approda nella prima parte dell'album su territori cari agli Afghan Whigs (From The Borders pare essere uscita dritta dritta dalla mente malata di Greg Dulli), o, ancora, ai Black Heart Procession o a Mark Lanegan. Con una capacità di creare ambienti sospesi, spettrali, attraversati da mille tormenti senza mai scadere nel lamentoso (vedi la catarsi in bassa fedeltà di You Only Love o She Is A Ghost) davvero mirabile. Nella seconda parte prevalgono, poi, alcuni scheletrici episodi folk-blues, passando da registri più o meno classici (la cover di Leonard Cohen, If It Be Your Will e The Hook). Quasi sempre intenso e ispirato, con un songwriting di alta classe. Altamente consigliato.
FRANCESCO CAPUTO |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Luglio 2011 13:25 |


























