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Recensione: GRAVILI - La balena nel Tamigi PDF Stampa Email
Venerdì 24 Giugno 2011 08:28
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Recensione:
VALENTINA GRAVILI - La Balena nel Tamigi

Lo ammetto, finito di ascoltare questo disco mi è venuta voglia di andar per prati a coglier margheritine. Solo la mia riluttanza per l'atto in sé di estirpare poveri fiorellini e una certa cattiva reputazione, che faticosamente mi sono costruito negli anni, mi hanno fermato. Quindi, lasciamo i fiorellini in pace, lasciatemi credere di avere una qualsivoglia reputazione e passiamo a questa botta di primavera (in qualunque stagione la si ascolti) che risponde al nome de La Balena Nel Tamigi, ultima prova della brindisina Valentina Gravili.

La Gravili stupisce alquanto, con un songwriting delicato, raffinato, di buona forza espressiva, con i suoi quadretti onirico-quotidiani declamati con voce sognante e con uno squisito gusto pop-cantautorale. Per non parlare degli arrangiamenti, ricchi e sempre in bilico tra immediatezza e senso del dettaglio, che danno un tono quasi psichedelico al tutto.

A volte sembra di avere a che fare con una versione più giocosa dei Perturbazione, e tra momenti memori dei La Crus più distesi ed atmosfere à la Belle & Sebastian (per non parlare dei riferimenti alla vasta tradizione cantautorale italiota) si arriva con piacere alla fine dei quaranta minuti scarsi di musica dell'album.

E finisce lì, o poco più. Perché se è vero che il tutto risulta molto gustoso e saturo di "carinerie", ciò non basta a far breccia. A parte qualche episodio davvero ben riuscito (penso a B.B. e ad Avvenne A Un Tratto), la balena fila via inosservata in tutta la sua stazza.

Peccato, si poteva far di più. Con buona pace delle margherite che tirano soddisfatte un sospiro di sollievo.


FRANCESCO CAPUTO

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Ultimo aggiornamento Domenica 26 Giugno 2011 13:53