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Recensione: L'INFERNO DI ORFEO - Canzoni dalla Voliera PDF Stampa Email
Giovedì 23 Giugno 2011 13:30
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Che strana creatura. Se mi dicessero vagamente che esiste qualcuno che su solide basi progressive ci butta su un afflato poppetaro che neanche Carmen Consoli, l'avrei mandato nel metafisico paesello cantato da Alberto Sordi ("Te c'hanno mai mannato... etc...etc..."). Ma, con sommo sbigottimento del sottoscritto, dei folli imbarcati nel donchisciottesco tentativo di coniugare queste due anime, esistono, vivono, e lottano insieme a noi.

L'inferno di Orfeo, con il loro debutto, intitolato Canzoni Dalla Voliera (Hertz Brigade/Audioglobe), dopo dieci anni di gloriosa (pare) carriera, buttano in centrifuga un po' di tutto: frizzi&lazzi prog, passaggi à la Blind Melon più folk, qualche eco di Jeff Buckley, pezzi hard e pezzi "easy".

Con molta naturalezza e al contempo, scavando e scavando, con un gusto per la complessità nelle costruzioni strumentali davvero sopraffino.

E così si succedono momenti come Il Canto Che Ti Porta Dentro, con un'intro spiccatamente easy e che sfocia in dinamismi più complessi e tesi, ai repentini cambi di tempo hard blues di Non Si Era Detto Di Parlare e i mille rivoli sparsi conclusi con un boom metallico di L'Età Lirica.

Tanta esperienza, tante belle soluzioni, tanta melodia. Ma anche molte occasioni in cui il focus si perde, si espande in mille direzioni e non riesce più a tornare all'ovile, nonostante la buona capacità del gruppo di rendere il tutto apparentemente coerente.

Un disco che, comunque, si fa molto apprezzare per la ricercatezza e la ricchezza degli arrangiamenti e per la facilità disarmante con cui riesce a coinvolgere a livello emotivo.


FRANCESCO CAPUTO

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Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Giugno 2011 12:26