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Recensione: PAJARRITOS - Sauce Wars PDF Stampa Email
Lunedì 06 Giugno 2011 19:01
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Suono funk pluricontaminato, art work psichedelico, nome criptico e folle, prodotto sicuramente eclettico e fuori dal comune questo Sauce Wars, terzo lavoro in studio della quotata funk band italiana Pajarritos.

Con questo album dovrebbero chiudere un’ipotetica “trilogia delle salse”, dopo i primi due album Sauce Mob e Sauce Invederz.

Opening track del lavoro è Pyramid, pezzo che ci introduce delicatamente nel sound funky della band: ottimo il lavoro della sezione fiati e perfette le linee vocali a due voci, una femminile e una maschile. Il sound è quello funky classico ma contaminato da percussioni etniche che contribuiscono ad arricchire il già trascinante groove di basso e batteria. A caratterizzare ulteriormente questo brano d’apertura ci pensa un ruvido e solido assolo di chitarra sul finale.

Secondo brano dell’album è Fu#k, canzone che si avvale della collaborazione del rapper Yuri. Il tessuto strumentale è solidamente funk con un’aggiunta rap che rende il tutto molto crossover e originale. Non siamo di fronte al classico brano alla RHCP per intenderci, ma l’alternarsi tra una voce femminile calda e suadente e delle liriche rap sparate con tale intensità è qualcosa di unico e molto riuscito. Molto pungente e carico di passione il testo di questa canzone, che alterna inglese ed italiano, raccontando le assurdità del mercato musicale odierno.

La terza traccia dell’album è Done With U: basso dal sound “subacqueo”, dal gran groove spezzato nella strofa che si apre su un ritornello potente ed intenso. Sempre perfetto il lavoro chitarristico, di grande spessore tecnico la prova vocale della cantante, che si lascia andare a splendidi acuti e dimostra una potenza vocale incredibile.

Ghost Upstairs, invece, si apre con una lugubre e inquietante risata da b-movie horror, che ci introduce in un groove funky in cui è impossibile non muovere testa e piede a tempo. Sempre ben dosato il lavoro delle voci che si alternano tra maschile e femminile, come al solito eclettico ed unico il lavoro chitarristico che dal pulito/crunch tipico del funky sa esplodere in distorti inusuali ed efficaci.

Pol’s Boutique ci porta indietro ai tanto cari 70’s, con quel sound funky puro con tanto di organetto e qualche synth alla Weather Report che non guasta mai. Canzone sperimentale che si chiude dopo poco più di un minuto con un eccentrico campionamento documentaristico finale.

Dinosauce aggiunge qualcosa di inedito e incredibile nel sound funky fin qui ascoltato. Intendiamoci, non che i Pajarritos siano stati banali sin qui, anzi il loro funky è stato sempre potente e convincente, ma con questo brano si fanno più cattivi, quasi metal. In questa salsa di dinosauro c’è davvero di tutto, dai synth al groove funky di basso e batteria fino alla chitarra pesantemente distorta e palesemente metal nel ritornello. Incredibile la capacità di adattamento delle voci anche su un brano cosi diverso dai precedenti.

Dopo una canzone cosi energica e aggressiva ci vuole un momento di intimità e riflessione, così arriva la sinuosa e calda My Funk, atmosfera davvero molto classica che ci riporta in piena terra funky dopo la precedente escursione in un sound molto più aggressivo. Questo brano è un elogio al funk delle origini, un brano necessario per l’economia dell’album e sicuramente molto gradito all’ascoltatore. I Pajarritos non rinunciano a mettere la loro firma neanche qui, infatti alla fine vi è un assolo chitarristico assolutamente fuori dal sound funky.

Se non vi siete mai ritrovati in una Giungla Di Sberle, ora ci siete proprio nel mezzo! Pezzo strumentale di pregevole fattura, che dimostra tutte le doti tecnico-artistiche-compositive di questo gruppo. Tutti i suoni sono incredibilmente curati e fuori dai canoni tradizionali del funky. Il groove generale del pezzo è sempre magnifico: in questo brano c’è spazio anche per un mini assolo o un fraseggio per quasi ogni strumento, una sorta di valvola di sfogo per la band.

I’m Nutz è un altro tipico pezzo alla Pajarritos: molto personale, non aggiunge molto a quanto già sentito ma si fa ascoltare tranquillamente e non stanca per niente l’ascoltatore.

Dopo una traccia di raccordo di meno di un minuto di campionamenti, si giunge all’ultima canzone del lavoro dei Pajarritos, che è proprio la title-track Sauce Wars. Fino ad ora abbiamo sentito un ottimo funky contaminato dalle più svariate influenze rock, rap, jazz/fusion, ma quest’ultimo pezzo demolisce in un colpo solo tutto quello che abbiamo ascoltato sin qui: questa ending track è un pezzo durissimo, praticamente sludge/prog metal dalla durata quasi di un concept.

I nostri Pajarritos al calare delle tenebre e all’alzarsi della luna piena si tramutano improvvisamente in una band metal. Per quanto possa lasciare spiazzati, questo brano è comunque di ottima fattura, rimane sicuramente misteriosa la scelta di questo cambio di sonorità così marcato proprio alla fine dell’album. Di certo gli amanti del funky non apprezzeranno a pieno questo brano, e gli amanti del metal non apprezzeranno mai a pieno il resto dell’album.

Siamo davvero rimasti colpiti dall’incredibile tecnica e capacità compositiva di questa band e soprattutto siamo quasi sconcertati dall’ecletticità di questo Sauce Wars, in cui si va dal funky più soft passando per il funky rap elogiando il funky anni '70 e chiudendo con una concept track strumentale palesemente prog/sludge metal moderno. I Pajarritos riescono bene in tutto quello che fanno: i groove di basso e batteria sono fenomenali come devono essere nel funky. Fiati, tastiere e synth sono molto vivaci e creativi, le chitarre fanno una lavoro assolutamente folle, innovativo e fuori dal comune, variando tra generi diversi e mescolando a groove funky fraseggi e assoli rock-metal. Le voci sottolineano il bipolarismo congenito della band, una voce femminile calda e potente e una voce maschile più diretta e immediata.

I Pajarritos sono una creatura strana, quasi mitologica, con un aggraziato corpo funky e una minacciosa e cornificata testa rock metal, a noi piacciono così: infuriati minotauri moderni imprigionati nel labirinto della musica commerciale.

Vi consigliamo vivamente tutta la loro straordinaria trilogia delle salse per condire al meglio i vostri ascolti.

GABRIELE CARUOLO

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Ultimo aggiornamento Giovedì 16 Giugno 2011 17:04