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Aprile 2010 - Anno I - Numero 10 - LA MODA TRA DIVERSITÀ E OMOLOGAZIONE PDF Stampa Email
Scritto da Admin   
Lunedì 10 Maggio 2010 14:19
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Aprile 2010 - Anno I - Numero 10
LA MODA TRA DIVERSITÀ E OMOLOGAZIONE
Sfatiamo un luogo comune

La moda è un gioco di ruolo. Ogni giorno possiamo diventare qualcun altro, grazie alla capacità eclettica di un vestito di trasformare e reinventare il soggetto che lo indossa. Oggi casual e domani divi da passerella.
La macchina moda è un incubatore da cui si tirano fuori ogni anno tendenze, nuovi modelli e look speciali. Grazie alla capacità creativa di quelli che la moda la fanno con ago e filo, essa riesce a portare alla ribalta tutto, dagli stili antichi e datati ai mood che arrivano dalla strada. Da questo punto di vita le passerelle rappresentano un luogo piuttosto eterogeneo da cui ognuno può attingere qualcosa di differente. Ogni collezione è infatti un mix di impulsi diversi.
Spesso però questo non accade. C’è una tendenza che si impone sulle altre e in maniera incondizionata tutti seguono quella. Si finisce per indossare la stessa giacca e vedere schiere di donne con la stessa identica borsa. Una moltitudine di stili e tendenze, infiniti modelli, tagli a colletti differenti il cui risultato è spiazzante: condizionare all’unisono i desideri.
Ma cosa spinge qualcuno a omologarsi ad un'altra persona? Gli psicologi parlano di senso di accettazione di noi stessi, un desiderio che induce a somigliare agli altri per non sentirsi esclusi. Cerchiamo quindi di adeguare le nostre preferenze a quello che vediamo intorno per evitare di essere additati come i “fuori dal coro”. Il termine stesso “moda” deriva dal latino modus e significa appunto maniera, norma, regola, ovvero uno stile usuale e condiviso da tutti.
Ma in cosa l’uomo tende a non sentirsi simile agli altri? Le tradizioni, gli usi e i costumi possono essere considerate mode, dato che prevedono la condivisione di idee, pratiche e comportamenti quotidiani. Anche la lingua quindi è una moda. La natura intrinseca dell’uomo lo induce a  modi di fare che lo rendano simile ad altri.
La soluzione non sta di certo nell’uniformarsi. La via di mezzo sarebbe evitare di continuare a demonizzare la moda come fulcro di omologazione e distinguersi sempre, anche se in piccole dosi: dalla moda ai comportamenti sociali. E soprattutto nelle idee.

Monica Cipriani

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