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Memoria e monito nelle fotografie di Gigi Cappabianca

Ha la luce nel cuore, Gigi Cappabianca. La cerca, la insegue, la fissa con il suo apparecchio per raccontare la forza, nel bene e nel male, dell’azione umana.

Cresciuto in una famiglia di Barletta che ha considerato da sempre la fotografia un elemento formativo della vita culturale personale e collettiva, Gigi impara la tecnica da piccolo, negli anni ’70, la perfeziona con maestri come Ruggiero Dibenedetto, Salvatore Dimastromatteo, Angelo Antelmi e Ruggiero Piazzolla, e la trasforma nel suo modus vivendi. Diventa così esperto di camera oscura, di scatti in bianco e nero e di diapositive, sempre attento a far emergere simboli e significati della realtà piuttosto che a creare solo colorate suggestioni.

Fotografo istintivo e profondo osservatore, si ferma ovunque per immortalare forme e situazioni che rispecchiano la fragilità dell’esistenza umana, permeando le sue foto di sentimenti. Così i momenti drammatici del terremoto di L’Aquila rivivono nelle foto scattate sui luoghi del disastro, dove giunge un giorno per caso, quasi condotto da un richiamo irresistibile. Emergono turbamenti come rabbia e disprezzo per coloro che, per avidità, hanno causato la tragedia che è ancora sotto gli occhi di tutti. Le foto di Gigi vanno oltre la documentazione delle rovine, si soffermano sulle ferite dell’anima, sull’intimità svelata delle case sventrate, sono un monito affinché non si ripetano nuovamente, come a Barletta, drammi provocati dall’incuria e dall’egoismo.

Gigi annovera nella sua esperienza di fotografo la partecipazione a diverse mostre collettive su svariati argomenti. Ricordiamo alcune: Spettacoli, presso il circolo Trani Nostra nel 2006, Acque, presso la Locanda dei Bucanieri a Barletta, e Torre Delle Saline a Margherita di Savoia, nel 2007. In alcune esposizioni tra il 2007 e il 2011 ha affrontato il tema del cibo e delle tradizioni gastronomiche locali. Ponendo sempre particolare attenzione all’agire umano (dal contrattare negli animati mercati in stile mediterraneo alle composizione di succulente pietanze), ha suggerito nuovi canoni di lettura della relazione cibo-territorio, ottenendo come riconoscimento anche la pubblicazione nel catalogo Immagini Del Gusto (2008). ??????????

Vincitore del Think Photo Contest 2013, il concorso fotografico legato alla prima edizione del Thinkers Art Festival, organizzato dall’associazione I Think e svoltosi ad Agosto a Margherita Di Savoia, ha partecipato ad entrambi i percorsi proposti: identità e prossimità, dimostrando la spiccata capacità di declinare il mezzo espressivo sia nella visione d’insieme sia in quella di dettaglio. Creando magnetici chiaroscuri, ha portato all’attenzione del pubblico una prova del fascino e delle suggestioni che un mezzo dinamico come la fotografia può offrire anche quando è applicata a contesti narrativi sottratti ai consueti luoghi lavorativi. In tutte le sue rappresentazioni della realtà tiene a svelare la “sacralità” che contraddistingue ogni gesto quotidiano e lo rende un simbolo culturale.

Le fotografie del territorio (nella personale Homo Murgensis, 2012/13) riflettono la sua concezione della natura, che è marcata dal passaggio dell’uomo, dal suo amore per la bellezza come dalla sua indolenza. Nelle immagini della campagna, smisurata ripetizione di spighe dorate, la presenza umana immobile e riflessiva, quasi suggerita, racconta come una cronaca, il lungo e appassionato rapporto con la Terra che l’uomo vive da generazioni. Anche le pietre, apparentemente immobili nella loro secolare irregolarità, si incanalano in un ordine prestabilito e prendono la forma dei muretti a secco che corrono per i campi all’infinito.

Per Gigi la fotografia riflette la sua personalità, è un mezzo espressivo coinvolgente, che si integra con il suo proprietario e lo guida in un unicum alla ricerca dello scatto giusto. La capacità di usare la luce per svelare o nascondere, esalta le discriminanti identitarie dei paesaggi urbani. L’insieme insolito che ne deriva, fatto di edifici antichi e cavi elettrici che tagliano l’inquadratura, definisce un luogo di confronto sul significato di bellezza e invita a riflettere sui cambiamenti del nostro senso estetico in funzione di nuovi canoni percettivi.

Attivo in associazioni come FIAF e Punto Focale, Gigi è molto impegnato nella promozione della fotografia come strumento di divulgazione culturale con corsi ed esposizioni.

BENEDETTA CAMPANILE

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