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Ottobre 2010 - Anno II - Numero 4 - QUATTRO CHIACCHIERE CON NICOLA LAGIOIA PDF Stampa Email
Martedì 02 Novembre 2010 22:06
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Abbiamo recensito Riportando Tutto A Casa, dello scrittore barese Nicola Lagioia, nel numero di febbraio 2010 del nostro magazine. Nel frattempo Lagioia ha onorato il suo talento e la sua Puglia vincendo il Premio Viareggio 2010 per la letteratura e, quindi, I Think l'ha intervistato per i nostri lettori.

Chi è il personaggio principale tra i tre adolescenti protagonisti del suo ultimo romanzo?

In tutti i miei tre romanzi vi è sempre un io narrante, dispotico, che conduce la storia e si fa carico della narrazione. Costui è sempre anonimo; molti pensano al mio libro come un’opera autobiografica, ma non è cosi’, i personaggi di cui parlo hanno circa cinque anni in più di quanti ne avessi io nel periodo descritto.

Può raccontarci a livello personale quale sforzo ha comportato la scrittura di questo libro?

Il tentativo messo in atto nel libro è quello di ricondurre ad una totalità l’infanzia e gli anni ’80 vissuti dai protagonisti. In tal senso il personaggio di riferimento è il Noodles di C’era Una Volta In America.

Il libro è ambientato nella Bari dei primi anni ’80: come è cambiata Bari, e i baresi, in questo quarto di secolo?

Da città moderna Bari si è evoluta in città postmoderna. Quando ero un ragazzo c'erano delle differenze che si notavano molto facilmente: c'era il quartiere proletario, come Japigia o Carbonara 2, il quartiere “bene”, ossia il Murattiano, Bari vecchia non era ancora il cuore della movida, anzi era considerata una sorta di “città proibita”. Oggi tutto questo è mescolato, le barriere sono cadute: credo, però, che dietro questa apparente normalizzazione vi sia lo spettro della mimetizzazione. Oggi la polvere esiste ancora, ma è stata accantonata sotto il tappeto. In tal senso l'apice si toccò probabilmente in occasione dell'incendio del Teatro Petruzzelli, quando presumibilmente vi era connivenza tra malavita locale e la crème della cittadinanza barese, rivelando vicinanza tra “bene e male”.

Il Premio Viareggio per la letteratura vinto quest’anno cosa rappresenta per Nicola Lagioia?

Un premio, per uno scrittore, è sempre uno stimolo a far meglio, a scrivere un altro libro “decente” o addirittura bello (sorride, ndr). Non è affatto un punto di arrivo, anche perché ho 37 anni, un'età relativamente giovane per uno scrittore: posso scrivere fino a quando il cervello sorregge la mia attività intellettuale.

 

LUCA GUERRA

 

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