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Dicembre 2009 - Anno I - Numero 6 - Ricordiamo insieme ALDA MERINI PDF Stampa Email
Scritto da Admin   
Martedì 16 Febbraio 2010 17:30
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DICEMBRE 2009 - Anno I - Numero 6
Sarà ancora poesia
Ricordiamo insieme ALDA MERINI

a cura di Michela Diviccaro

Alda Merini: per giorni non son riuscita ad andare oltre. Sul SUO nome mi si divaricavano i pensieri. Derrida, filosofo e poeta francese, pensa al poeta come a colui che resta. Con le sue impronte impresse sulla carta. A colui che sarà mille volte riletto e, ad ogni nuovo sguardo, reinterpretato. Viene in mente uno degli aforismi di Alda “Sono stanca di sentirmi inventare”.

Perché la gente l’ha inventata. In vita. Mentre LEI, semplicemente, viveva.

L’ha etichettata come folle, isterica, emarginata come colui che può vivere solo ai margini di una misera esistenza, rincorsa come colei che deteneva lo scettro della poesia, celebrata come la più grande poetessa del secolo senza mai riservarLe il tributo del meritato Nobel.

Una donna che avida di dire disse cose bestemmiate e leggere” (A.M.)

Una donna che riteneva, pur nello strazio del suo percorso di vita, che “Più bella della poesia fosse stata la sua vita”. Che non avrebbe rinunciato ad un solo istante di quel che aveva vissuto, perché altrimenti non sarebbe stata poesia. E, in LEI, tutto lo è stato.

Nessuno riuscirà mai a ingabbiare l’anima di Alda Merini, volerà sempre via da tutte le celle, da tutti i manicomi, da tutte le ferite che non si chiuderanno mai, fino a quando la stanchezza del giorno non lascerà il posto al sonno della notte, in cui vive la sua seconda vita cullando i sogni come figli” (V.Mollica)

Nessuno. Neanche la morte che ha fermato il suo palpito cui Lei ha rubato le ali per prendersi un’altra libertà… Per continuare a cullarci ancora. Come figli. PER SEMPRE!

“Io ero un uccello

Dal bianco ventre gentile,

qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra,

non so.

Io ero un albatro grande

E volteggiavo sui mari.

Qualcuno ha fermato il mio viaggio,

senza nessuna carità di suono.

Ma anche distesa per terra

Io canto per te

Le mie canzoni d’amore.”

Alda Merini

 

 

“Lascio a te queste impronte sulla terra

Tenere dolci,che si possa dire:

qui è passata una gemma o una tempesta,

una donna che avida di dire

disse cose notturne e delicate,

una donna che non fu mai amata.

Qui passò forse una furiosa bestia

Avida sete che dette tempesta

Alla terra, a ogni clima, al firmamento,

ma qui passò soltanto il mio tormento.”

Alda Merini

 


 

MICHELA DIVICCARO

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