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LA POETICA DI MONTALE PDF Stampa Email
Venerdì 29 Aprile 2011 15:01
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EUGENIO MONTALE ALLA RICERCA DEL VARCO

La poesia come forma di vita di chi veramente non vive

 

Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), premio Nobel per la letteratura nel 1975, pubblicò la sua prima raccolta di poesie Ossi Di Seppia nel 1925. È la dichiarazione ufficiale dell’assenza di certezze da parte dell’uomo contemporaneo, ingarbugliato nella rete che ci stringe (In Limine) di un universo ostilmente carico di illusioni.

Nella poesia I Limoni è chiarita la presenza delle illusioni e la loro manifestazione. A volte sembra quasi che le cose si abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto: uno sbaglio della Natura, il punto morto del mondo, l’anello che non tiene. Ma sono solo illusioni e davanti a questo assurda realtà il poeta comprende il suo ruolo e lo espone al suo interlocutore. In Non Chiederci La Parola il poeta ci informa che né lui né i poeti poveri come lui - in contrapposizione ai poeti laureati di I Limoni - sono in grado di trovare e trasmettere la verità, quella parola che squadri da ogni lato la natura dell’uomo e i suoi rapporti con le cose, la formula che mondi possa aprirti.

Il poeta non è capace di cogliere le illusioni, gli inganni della realtà e di distinguerli dalla verità. Tuttavia non c’è una chiusura vittimistica e narcisistica. La Poesia ha come compito quello di mettere in luce e testimoniare l’evidente condizione umana di impossibilità di conoscenza del mistero delle cose e lo svelamento dell’apparente equilibrio che governa il mondo.

L’impossibilità è causata dal sole che abbaglia, la luce che rende impenetrabile allo sguardo dell’uomo la crosta del mistero, una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia (Meriggiare Pallido E Assorto). All’uomo non resta che sentire con triste meraviglia il travaglio della vita o, meglio, il male di vivere e affidarsi alla divina Indifferenza, un freddo e sonnolento distacco, un rifiuto di lasciarsi coinvolgere dalla sofferenza bensì volare in alto come la nuvola e il falco (Spesso Il Male Di Vivere Ho Incontrato).

Nel 1939 presso l’editore Einaudi viene pubblicata la seconda raccolta di poesie di Montale con il titolo Le Occasioni. Sono da un lato gli spazi liberi lasciati alla memoria, ai ricordi delle donne che ha amato il poeta, dall’altro la presenza remota ma quasi reale di un possibile sbrogliamento del filo che conduce alla verità. Qui sembra che si possa aprire da un momento all’altro il varco, la possibilità di fuggire dalla prigione esistenziale, la possibilità di approdare a certezze ancora celate. In La Casa Dei Doganieri il poeta rivive i momenti felici trascorsi con una donna ma ben presto si accorge di quanto le cose siano cambiate, del libeccio che sferza da anni le vecchie mura, della bussola che va impazzita all’avventura e il calcolo dei dadi che più non torna. Perché la donna è morta e quindi il ricordo è vivo solo nella sua memoria; solo lui tiene ancora un capo del filo del ricordo ma non basta, questo non basta a trovare una via di fuga dall’inganno esistenziale.

Il dubbio finale nasce dal paragone tra chi va e chi resta, chi muore e chi resta in vita. Probabilmente la morte è vissuta anche da chi è in vita poiché è sempre costante e opprimente la condizione di prigioniero esistenziale.

Questi barlumi di memoria iniziale non attenuano tale condizione ma la attestano e la confermano. Così come la confermano gli avvenimento storici. La Seconda Guerra Mondiale è vista da Montale come una conferma della pessimistica condizione esistenziale dell’uomo. La guerra è presente della significativa raccolta del 1956 dal titolo La Bufera E Altro ma non è protagonista. Piuttosto continua ad essere presente l’immagine di una donna, priva di un nome reale, che svolge un ruolo emblematico di particolare importanza: quello di medium tra il mondo delle cose, la realtà fisica e storica, e la dimensione post-mortem, la realtà metafisica, a cui ogni uomo giunge al termine della propria vita.

Viene da sé il paragone con Dante ma per Montale non esiste l’ultraterreno. Il metafisico resta sempre legato al terreno, ad una casualità avvolta nel mistero, dove né la storia né la religione possono garantire certezze e sicurezze.


MICHELE DELPIANO

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