
| Vito De Meo |
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| Domenica 17 Aprile 2011 16:08 |
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La poesia della riedificazione interiore di Vito De Meo Ed ecco che scrutiamo il poeta fortemente ripiegato in sé stesso, nell’assidua e faticosa distruzione del vecchio io, nell’insistente ed estenuante – ma straordinariamente bramata – costruzione del nuovo io. La poesia di Vito De Meo, nativo di Cerignola, mi appare sin dai suoi primi attimi di vita – ripercorribili in Verso Un Lungo Viaggio edito dalla casa editrice Libroitaliano – uno strumento per indagare le stanze della propria interiorità probabilmente ingannata e violata dalle illusioni e dalle oscurità di una vile realtà dalla quale ripetutamente cerca di fuggire trovando riparo, in un primo momento, nel materno ventre dell’accogliente natura dove tutto diviene magico, melodico, rasserenante, e, in un secondo momento, nel profumo intensissimo di intensissimo amor che cerca di assorbire dalla sua bianchissima magnolia – la sua donna – che lo aiuterà con la sua passione a farlo rivivere. La costruzione del nuovo io, però, sembra essere ancora lontana dalla sua ultimazione, dato che la Santa Calma appare ancora maledettamente debole e il lamento si affacciò presto alle finestre del mio tempo... /giunse...[e come giunse!] e finì per travolgermi! Tuttavia, una forza veemente, un bruciore infinito e un fermo proposito di lavoro costante, non mancano, sorretti tra l’altro da un barlume di speranza che sbuca dalle croste delle ferite insieme ad un fracasso di echi diabolici, malformati, privi d’amore e sofferenti. Così sofferenti – gli assatanati, gli incredibili tormenti – che mostrano a volte sul viso una sorta di impavidità – probabilmente perché stanchi di continuar la loro strada povera di luce, vista la costante attività di riedificazione interiore da parte del poeta. Ed il poeta, approfittando di ciò, sfodera la sua spada ed annienta la selvaggia atrocità, l’immensa malvagità. E prosegue nella sua impresa, volando ancora come un acrobata e poi coricandosi indulgentemente, in attesa di veder completata la propria resurrezione.
MICHELE DELPIANO |


























